Presepi viventi

tv

Per preparare il presepio di terza elementare la maestra ci portò fino allo Sgabuzzino Segreto, la porta sempre chiusa in fondo al corridoio, proprio vicino ai bagni. Chiamò la bidella per farsela aprire ed entrammo. Nello Sgabuzzino Segreto c’era di tutto: banchi con il portacalamaio, sedie sfondate, scatole di cancellini da lavagna… In un angolo c’era la scatola con le statuine del presepio che la bidella trovò subito. “Prendo anche quella” – disse la maestra, e “quella” era una televisione vuota; era cioè il guscio di questa vecchissima tv a tubo catodico: svuotata di tutta la parte elettronica, rimaneva la struttura esterna e il vetro davanti, dietro era completamente aperta.

L’idea della maestra era di costruire il presepio lì dentro e, sempre dietro al vetro, mettere una specie di “sottopancia” televisivo, una striscia di cartone che riportava la dicitura “in diretta da Gerusalemme”. Ci fu un lungo dibattito fra me e Adamo, se si scrivesse gerusalemme o, come sosteneva lui con argomenti piuttosto convincenti, gesù ralemme. La Silvia spostò il problema dicendo che comunque Gesù non era nato a Gerusalemme (“ma allora perché si chiama Gesùralemme?” disse Adamo) e la maestra troncò la discussione dicendo che facevamo finta che l’emittente televisiva si trovasse lì.

Quell’anno il presepio fu spettacolare. Dalle altre classi venivano i bimbi a vedere la capanna in diretta televisiva. La maestra però si trovò a dover rispondere a una pioggia di domande da bambino: oltre a quella del luogo della diretta, le chiedevano come mai c’era la neve, ché in Palestina fa caldo e ci sono i cammelli, e poi perché c’era la tv, che ai tempi di Gesù non era stata ancora inventata. La risposta a quasi tutto fu che il presepio è nuovo tutti gli anni e noi facciamo finta che Gesù nasca ogni anno; quella Palestina lì, quindi, non è proprio la Palestina, e non siamo proprio nell’antichità, ma adesso, capite?

Io questa cosa ci ho messo un po’ a capirla e mi domando se poi l’abbiano capita davvero quelli che in questi giorni si stanno svociando per difendere i presepi in tutte le scuole, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Per qualche giorno la tv è stata piena di presepi e di difensori di presepi e io ripensavo a quel vecchio tubo catodico dello sgabuzzino che noi avevamo riempito di presepe.

Certo, tutto questo significa che anch’io ci sono affezionato al presepio: per me il Natale ha sempre coinciso con la costruzione di un presepio anche quando io e mio fratello, ormai ventenni e presi da silenziosi sensi di colpa, siamo andati a ripescarlo dallo scatolone impolverato in solaio un’ora prima della cena della Vigilia.

Certo, anche per me il presepio è una cosa importante.

Certo, anche per me è una tradizione.

Se dovessi fermarmi a questa cosa della tradizione però dovrei accettare anche che le tradizioni sono costrette a modificarsi e che, per esempio, io mi rifiuto di mangiare il merluzzo che, secondo mio padre, per tradizione non doveva mancare dalla tavola di Natale. Le tradizioni – ed è questa la verità – subiscono modifiche e leggeri slittamenti nel tempo. Il panettone, che è una tradizione natalizia, mi sono ritrovato negli anni a mangiarlo conciato in tutti i modi: con i canditi, senza, con la crema al limone, tartufone, dei giovani, glassato, al fritto misto…

Invece il presepio per me è rimasto legato a quelle risposte della mia maestra: facciamo finta che Gesù nasca ogni anno e proviamo a guardare dietro al vetro della televisione…

A quel punto vedremmo forse una famiglia al freddo che non ha un posto dove andare, una donna incinta con suo marito che chiede ospitalità perché è lontana da casa sua, un sacco di porte chiuse in faccia da chi è al sicuro e al calduccio. Poi, quando nasce questo figlio, sulla paglia e scaldato dalle bestie, vedremo che altri disgraziati – che erano lì anche loro, a dormire all’aperto – vanno a far visita e a portare qualcosa al neonato e alla mamma, che forse non sarà stata proprio fresca e serafica come la statuina. Chissà poi se questi poveracci si sono mossi perché glielo hanno detto gli angeli davvero, o perché hanno sentito urlare una mamma e piangere un bambino e hanno pensato che, in fondo, c’era pure chi stava peggio di loro.

Ecco: facciamo finta; e cerchiamo di guardare il presepio che abbiamo sotto gli occhi e non soltanto la tradizione. Ogni presepio ci racconta una storia di compassione, condivisione e accettazione, proprio a partire da quella statuina di bambinello biondo con le braccia aperte, pronto ad accettare pecore a tracolla, pesci, mirra e tutto quel tanto o poco che i personaggi vogliono mettere in comune.

Forse aveva ragione la mia maestra: se non riusciamo a vedere davvero il presepio, al di là del vetro della tv, al di là della tradizione, al di là delle polemiche piazzate fra il muschio e le statuine, rischiamo di conservare soltanto una specie di vecchio guscio, una specie di scatola vuota da tirare fuori dallo sgabuzzino una volta all’anno.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...