Natale differenziato

il Natale è tutto qui ed è già passato la mattina stessa

La mattina di Natale il tappeto di casa mia è ricoperto da carte, involucri plastificati, pezzi di scatole di cartone, nastri… Cammino – la bocca impastata e gli occhi cisposi – affondando fino alla caviglia fra i resti dell’apertura dei regali della sera precedente: ho un leggero senso d’angoscia a guardare tutto quel disordine e mi passo la mano sulla faccia più volte, pensando al tempo che mi ci vorrà per riportare tutto come prima.

In fondo, mi dico, il Natale è tutto qui ed è già passato la mattina stessa mentre, seduto sul divano, guardo il mare di cartacce davanti a me…

Tra poco si sveglieranno le mie figlie e, inspiegabilmente, saranno felici di svegliarsi: sorridenti si precipiteranno qui, sul tappeto, e cercheranno i pezzi dei giocattoli, i libri, le istruzioni perse in mezzo a questo marasma e poi, come se niente fosse, cominceranno a giocare sulle porzioni libere di tappeto, cominceranno a sfogliare o leggere, produrranno ulteriore cartaccia o scompiglieranno ancora di più il caos di questa porzione di pavimento.

Io dovrò fermarle e, armato di sacchetto dell’immondizia, metterò insieme la carta con la carta, la plastica da un’altra parte, i sacchetti riutilizzabili, i nastri ancora belli, i libretti delle istruzioni, le pile non incluse, le parti ingeribili dei giocattoli, in un lavoro di cernita che potrebbe finire ampiamente dopo Santo Stefano. Uff! Ecco: tutta la corsa dei giorni precedenti alla fine si riduce in un’organizzazione dei rifiuti.

Mentre cerco un sacchetto adatto, realizzo che tutta questa cosa di separare è l’operazione tipica degli adulti…. Badare alla sostanza delle cose, eliminare tutta la fuffa superflua di carte, fiocchi e nastrini, tenere quello che serve. Quello che sto facendo è quello che fanno gli adulti.

I bambini invece si fanno abbindolare dalla confezione, dalle luci colorate, dalla confezione insomma: hanno questo amore per i pacchetti senza rendersi conto che alla fine la roba che c’è dentro non è che sia poi così speciale. Vogliamo badare alla sostanza? Se togli tutto il superfluo non è che poi le cose siano molto diverse dal solito…

Alla fine però io mi aggiro incacchiato sul tappeto e loro si sveglieranno sorridenti: quand’è che sono diventato così adulto?

Se dovessimo sempre badare alla sostanza delle cose, non perderemmo tempo a fare pacchetti; se dovessimo badare sempre alla sostanza delle cose, diremmo alle persone: “tanto lo sai che ti voglio bene, no?” senza nascondere niente sotto l’albero; se badassimo sempre alla sostanza delle cose, non riusciremmo a distinguere tanto questo giorno dalla sequenza di giorni tutti uguali prima e dopo.

Forse il residuo fisso che rimane sul mio tappeto, alla fine, è un po’ il senso del Natale: sì, a badarci bene – a voler proprio guardare la sostanza – non è che questo giorno sia poi così diverso dagli altri. La carta, i nastri e i fiocchi però, appiccicati sulla normalità di tutti i giorni, riescono forse a farcela apprezzare di più, a farci capire la sorpresa che si può nascondere dietro ad un “tanto lo sai che ti voglio bene”, a farci sedere, esattamente come gli altri giorni, sul solito divano, con l’emozione di essere tutti insieme.

Andrò a svegliare le mie figlie e lascerò le cartacce per terra ancora un po’: credo che sorrideranno a vedere tutto quel marasma in terra e, forse questa mattina, sorriderò anche io con loro. Resterò seduto sul divano a guardare mentre giocano sul tappeto nella versione impacchettata e infiocchettata della mia vita di tutti i giorni.

Guarderò svolazzare la carta-regalo, i fiocchi e i nastri, cercando di apprezzare la straordinaria normalità del Natale.

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