Perché Sanremo è Sanremo?

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Una volta, tanto tempo fa, ho scritto una canzone su un tizio che voleva andare a Sanremo a tutti i costi e ricorreva ad un suo cugino di terzo grado che conosceva un tale che lavorava in Rai. Il nostro personaggio consegnava quindi un suo provino – e tutte le sue speranze! – al tipo “inserito” che, a sua volta, lo consegnava al fattorino personale di Paolo Bonolis. Purtroppo però, il fattorino era in realtà colui che consegnava i pacchi al programma Affari tuoi: il provino con l’inedito del nostro personaggio finiva per errore nel pacco del Molise e lì rimaneva per i secoli dei secoli insieme al successo che sarebbe potuto essere. Si intitolava Il pacco di Sanremo.

Per fortuna quella canzone non l’ho mai cantata… – mi dicevo l’anno dopo mentre, al Nomentano di Roma, cercavo di rifilare un mio cd ad un orchestrale di Domenica In perché lo consegnasse a Pippo Baudo, direttore artistico del festival.

Per fortuna davvero, mi ripetevo nel 2009, quando ***** dava per certa la nostra partecipazione a Sanremo per l’anno successivo, dato che lui conosceva **** che era direttore d’orchestra durante il festival per la casa discografica ****.

Capirete quindi che io, da allora, scherzo su Sanremo, come tutti, ma con quel fondo di amarezza degli amanti delusi, come la volpe che insulta l’uva. “Si è mai vista una volpe che mangia frutta?!?” – mi ripeto sul mio divano mentre insulto il cantante di turno.

Non so quindi se è il caso di fare dell’ironia su Sanremo: potrei essere considerato poco attendibile.

Sanremo è, in fin dei conti, un grande rito collettivo, come il Natale. Certo, puoi denunciarne la ripetitività, lamentarti che alla fine ritrasmettono sempre Una poltrona per due, che non si riesce ad uscire da certi schemi ma, alla fine, anche se sei il Grinch, ti devi rendere conto che il Natale comunque costituisce il motivo stesso della tua esistenza. Il grande rito collettivo non ammette ironia. Non si scherza sul Natale, sulla mamma o sulla Nazionale e anche il festival è terribilmente serio. Tutto quello che accade durante la settimana è serio. Se inviti un cantante transgender, corri il rischio di influenzare sessualmente le prossime generazioni di italiani, se fai la parodia del presidente del Consiglio, puoi far crollare la credibilità italiana all’estero, se inviti un cantante che convive con un uomo, significa che vuoi influenzare le decisioni del governo…

Potenza della musica! Che ogni anno riesce a passare in secondo piano rispetto al contorno che la circonda.

La vacuità di Sanremo è, alla fine dei conti, uno specchio della nostra educazione musicale: siamo un popolo che abbandona la musica in terza media, insieme al flauto dolce che abbiamo usato per picchiare il nostro vicino di banco. Veniamo cresciuti dalla musica della radio del supermercato, non abbiamo molti posti in cui ascoltare musica dal vivo o suonare… Non è così strano che le canzoni siano tutte un po’ simili o che la produzione televisiva sbilanci il festival sui vestiti delle vallette o sulle interviste fiume a personaggi che non hanno niente a che vedere con la musica. Forse Sanremo ce lo meritiamo, altro che Alberto Sordi!

Ci si dovrebbe invece rendere conto che il più grande evento televisivo della Rai è, tutti gli anni, un festival di canzoni; dovremmo renderci conto che, se escludiamo, appunto, Sanremo, il concertone del Primo Maggio e il capodanno da Vienna, la musica che viene trasmessa in tv è veramente poca. Non esistono più trasmissioni di divulgazione musicale, programmi in cui poter far sentire chi non passa abitualmente dalle radio, in cui dare consigli su cosa ascoltare…

Allora forse posso anche sopportare di sciropparmi tutto il carrozzone pseudo-musicale per ascoltare cantanti che non avrebbero mai uno spazio altrove, per sentire giovani autori che magari si giocano questa opportunità. Per una settimana all’anno, sembra davvero che la musica sia per noi una cosa importante e questa non può essere una cosa negativa. Per una settimana all’anno, si accende la luce su un sottobosco di desperados, giovani autori, scommesse discografiche, futuri talenti, vecchi alla loro ultima occasione… tutta gente che a Sanremo spera di trovare la sua opportunità

Gente che poi, nella maggior parte dei casi, tornerà al buio la settimana successiva, sperando che qualcuno, prima o poi, scelga il pacco del Molise.

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