La cronologia del tempo perduto

noia

Tre minuti e quarantacinque. Tanto durava il video che ho visto a proposito de Le collezioni più strane del mondo e che ha immediatamente seguito I personaggi più violenti nelle serie TV, Gli errori più clamorosi nei tg, Persone che vogliono assomigliare a bambole e Incredibili mutazioni genetiche.

Tre minuti e quarantacinque: solo l’ultimo video è durato tre minuti e quarantacinque. Tre minuti e quarantacinque della mia vita che non ritorneranno più!

Se poi faccio la somma – cronologia alla mano – di tutti i video che ho guardato, ho l’esatto minutaggio del Nulla che lentamente ha rosicchiato la mia giornata di oggi.

Caspita! Non posso neanche pensare a tutto quello che avrei potuto fare con quel tempo che se n’è andato: un dipinto a olio, imparare la Qabbalah, leggere, finalmente!, tutta la Recherche di Proust… (e invece sei di nuovo nello youtunnel de I selfie più pericolosi del mondo, 10 foto inspiegabili della storia, Epic fails sul red carpet: minuti su minuti che si sommano).

Se penso a quant’era schizzinoso il signor Alfred Humblot, uno che s’è permesso di dire proprio a Proust (!) che non avrebbe pubblicato il libro di uno scrittore che per trenta pagine descrive il suo rigirarsi nelle coperte. Già: a chi può interessare uno che, semplicemente, si rigira nelle coperte? Ah, Humblot, lei è un ottuso passatista – penso, mentre dal divano osservo cose infami come Chirurgia estrema, Matrimoni gipsy e le vicende di una serie di nane litigiose a Los Angeles… A chi può interessare che la signora abbia una protesi mammaria da 350 cc ma ambisca ad una da 500? A me, Alfred, a me: annoiatissimo davanti ad uno schermo guardo schifezze internettiane e televisive rigorosamente da solo.

(Già, da solo: c’è una qualche plica del nostro cervello che ancora conserva la vergognosa sensazione del tempo perduto e ci obbliga a questo voyeurismo rigorosamente in solitaria. Nessuno di noi chiamerebbe un amico o un conoscente a condividere la visione di una nana che vuole rifarsi il naso a tutti i costi….)

Il senso di colpa però rimane. Un conto sarebbe concentrarsi e leggere dei rigirìi di Marcel Proust, un altro passare annoiati da un video brutto ad uno pessimo (un occhio al video e l’altro allo specchietto laterale delle schifezze correlate verso le quali volerai come un’allodola).

Forse avrei bisogno di un po’ di noia vera.

Per noia vera intendo il vuoto rispetto al pieno a cui sono abituato. Il niente di sottofondo e nessuna alternativa, come quando da bambino chiedevo a mia madre se potevo guardare la tv (che sia cominciato tutto da lì?) e lei rispondeva che i programmi per ragazzi sarebbero iniziati dopo un’ora (ah! il vuoto televisivo di una volta!). Come quando al mare mi ritrovavo ad essere l’unico sveglio in casa di pomeriggio, con l’obbligo assoluto di non fare rumore. Ecco, una cosa così.

Se avessi la possibilità della noia vera, forse combinerei qualcosa degno di nota. Forse sarei attento alle cose, esattamente come Marcel che, – voglio dire – si sarà anche un po’ dilungato sui suoi problemi d’insonnia e sul suo rigirarsi nel letto, però qualcosa di serio l’ha combinato. E penso che Humblot alla fine si sia ricreduto su quel tipo che aveva giudicato un perdigiorno: la noia, il vuoto è la componente essenziale della creatività, è l’unico modo per produrre il “pieno”.

Io invece – che sarei un potenziale perdigiorno, cribbio! – resto qui, in un tempo sempre pieno però di cose inutili, di passa-tempi fatti di nani e ballerine, foto incredibili, foto imbarazzanti, video di gattini & cetrioli, video di cadute, musiche di sottofondo, sfondi colorati, notifiche e fatti privati altrui…

Forse anche voi, se siete arrivati a leggere fino a qui, siete un po’ nella mia stessa condizione… Delusi da quello che avete letto? Tranquilli, capita a tutti: non aspettatevi niente di importante da uno che perde tempo su internet. Nessun capolavoro. Tutt’al più posso darvi soltanto la mia Cronologia del tempo perduto.

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