Post in cerca d’autore

snoopy800

Tecnicamente un fill-in sarebbe, in ogni prodotto seriale che si rispetti, un “riempitivo”, qualcosa che all’ultimo momento viene buttato dentro per rispettare le scadenze e completare l’uscita. Pare che alla Marvel, se l’autore principale del fumetto non riesce a rispettare la consegna – e la certezza di questo di solito si ha 24 ore prima di andare in stampa… – abbiano l’usanza di chiudere negli uffici per tutta la notte un team creativo di rimpiazzo (autore + disegnatore + inchiostratore, probabilmente tutti e tre con co.co.pro o varie forme interinali di schiavitù, in attesa della grande occasione nella Casa delle Idee). La mattina dopo, come per miracolo, compare la storia a fumetti pronta per andare in stampa: il più delle volte è scritta, disegnata e inchiostrata malissimo.

Vabbé, cosa volete farci? E’ un riempitivo, no? Un po’ come quelle puntate dei telefilm dove i protagonisti stanno per tutto il tempo seduti su una poltrona e dicono cose come: “ti ricordi quella volta? Al mare…?” e a quel punto, sui loro sguardi sognanti, parte la dissolvenza e ti rifilano, per tutta la puntata, spezzoni preistorici della serie con i protagonisti al mare… A cosa credete che servano quelle puntate? Fill-in: d’altra parte, non è che puoi essere sempre in palla e creativamente pronto a scadenze prefissate.

Io per esempio, non so se ne avevate già avuto il sentore, non è che abbia tantissimo da dire oggi. E però mi ritrovo a dover rispettare una scadenza e non ho un team creativo da schiavizzare al posto mio, non posso rifilarvi qualcosa di vecchio (anche se avevo pensato a una roba tipo “i dieci post meno letti” o “cose intelligenti che comunque non ha cagato nessuno” o “i dieci post peggio scritti”) ché per quello avete l’archivione qui a destra, ed ho già telefonato a tutti gli amici disponibili chiedendo cose del tipo “tu di cosa mi suggerisci di scrivere?” (Risposte: “di f**a”, “cuccioli di coniglio nano”, “ma devi proprio scrivere anche stavolta?”).

Allora qui di seguito ho deciso di darvi l’abbozzo di tre storie, tre scene scartate dal telefilm, tre piccole cose che ho osservato fra ieri e oggi e che sarebbero anche potuti diventare dei testi scritti bene o dei racconti interessanti, e invece rimangono lì, sulla soglia della narrazione, per colpa della mia pigrizia e della vita incasinata: voi potete farne quello che volete, rubarli, svilupparli o, più semplicemente, immaginare tutto il resto.

  1. Seduto su una panchina del parco osservo tre bambini (età 8 – 10 anni) giocare: giocano ai videogiochi. Nel senso che loro sono i videogiochi. Il più grandicello fa il capo e trascina gli altri da un capo all’altro del parco dicendo: “sotto quel foglio di giornale ci sono i diamanti!” . E allora tutti corrono verso il foglio di giornale e ci saltano sopra (e magari sotto c’è una cacca di cane) e il capo fa con la bocca un verso tipo suono elettronico (“blelelelelel!”) e poi dice: “ecco: io ho passato lo schema e sono al livello 30, tu sei al 26 e tu [la femmina n.d.r.] sei al 16…”. Dopo un po’ arriva un bimbo più piccolo e capisco che è il fratello minore del capo: “Tu invece – dice il capo con disprezzo – sei al livello 8!”. A quel punto il piccolo fa una pernacchia fortissima e comincia a correre per il parco per i fatti suoi facendo un sacco di versi “elettronici” con la bocca…
  2. Alla fermata del bus c’è di fianco a me una signora con una borsina di carta (una di quelle da boutique, con le manigliette di corda). Mi rendo conto che è una borsa che la signora sta riciclando: è spiegazzata e sopra ci sono delle scritte a pennarello. Guardando meglio mi accorgo che sulla busta c’è scritto: “per la mamma” e c’è una data del 2014. Forse è il suo compleanno – penso. Guardando meglio mi rendo conto che la data segnata è domani e comincio a farmi una serie di viaggi mentali sul fatto che domani è il compleanno della signora sconosciuta e quasi quasi potrei farle gli auguri. Poi penso che la borsa è riciclata e magari non è detto che sia lei la “mamma” della scritta. Comincio una nuova serie di viaggi mentali sulla storia della busta. Per poco non perdo l’autobus.
  3. Scendo dal treno e mi muovo per uscire dalla stazione. Indeciso fra scale mobili e scale normali, opto per le prime. Quando sono arrivato in alto, vedo che, in senso contrario al mio, stanno scendendo per le scale normali due cari amici che non vedo da molto tempo. Mi rendo conto di aver fatto la scelta sbagliata: ma io ormai sto uscendo e loro si avviano veloci al treno. Mi infilo le cuffiette nelle orecchie e cerco sul telefono musica da ascoltare: sono indeciso fra Jeff Buckley e Billie Holiday. Mi risolvo dopo lunga meditazione per Billie, proprio prima di entrare in un bar per bere un caffè. Nel bar – a tutto volume – stanno ascoltando Jeff Buckley. Mi rendo conto di aver fatto per la seconda volta la scelta sbagliata. Uscito dal bar, realizzo che c’è una specie di meccanismo karmico che sto inceppando: le cose dovrebbero andare in un certo modo e io mi ostino a fare scelte sbagliate. A quel punto sono davanti ad un bivio per tornare a casa mia: una via breve e una più lunga. Ormai ho capito come funzionano queste cose e scelgo la via più lunga aspettandomi dal karma chissà quali meravigliose sorprese. E non succede nulla. Assolutamente nulla. La via giusta era quella breve.
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