Le mamme oggi

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Le mamme oggi sono sempre di corsa.

A volte le vedi che sostano per brevi momenti, tipo quando aspettano i figli fuori dalle scuole. Le mamme di oggi sono molto diverse da quelle di una volta: hanno i tacchi – che, in effetti, non sono la calzatura migliore per la corsa – e alcune di loro hanno dei tatuaggi con il nome dei figli. Forse è un sistema per velocizzare il recupero dei pargoli, così le riconoscono subito, come negli aeroporti.

Recuperati i bambini infatti continua la corsa, senza un attimo di noia: i figli infatti frequentano corsi di equitazione porcellana balli latini americani scuole di calcio catechismo… (A volte si incasinano un po’ anche i bambini e al catechismo, per esempio, cominciano a nitrire e poi il prete li esorcizza.)

Le mamme oggi, comunque, trasportano: trasportano prole ad ipervelocità, guidano come pazze automobili e carrelli della spesa (perché per fare la spesa, ad esempio, ci sono i 42 minuti fra il corso di nuoto e il rientro scolastico per la gara di nausea), scandiscono il tempo ticchettando forsennate sui loro tacchi: un occhio all’orologio, un occhio allo specchietto retrovisore per vedere se il trucco tiene.

Già, il trucco: quale sarà il trucco? Le mamme oggi prendono integratori specifici per l’organismo femminile e hanno creme con effetto filler che contrastano i sette segni del tempo.

A pensarci bene, in effetti, le mamme oggi sono molto più vecchie di quelle di una volta anche se, fra creme integratori e vestiti, in confronto alle mamme degli anni ’70 sembrano ragazzine.

Le mamme, oggi, sono più vecchie perché per diventare mamme, hanno dovuto trovare un lavoro – “perché oggi con dei figli uno stipendio non basta più” – tenerselo, passare attraverso contratti che autorizzano il licenziamento in caso di gravidanza, guadagnare abbastanza da permettersi una tagesmutter, un asilo privato (al pubblico non c’è posto) o qualcuno che badasse ai figli nel caso, frequentissimo, di straordinari.

Molte hanno dovuto scusarsi quando sono rimaste incinta, andando a lavorare fino all’ultimo giorno consentito (alcune hanno firmato liberatorie per andare anche dopo…): “Scherzi?! Lo faccio volentieri… io amo il mio lavoro…”. Molte hanno dovuto anticipare il rientro dopo la gravidanza perché altrimenti il loro posto sarebbe stato assegnato a qualcun altro. Da quel momento, dal dopo-figlio intendo, la maggior parte di loro ha vissuto sul lavoro col senso di colpa e la palla al piede della maternità: “Arrivo più tardi perché mio figlio ha vomitato… Esco prima perché ha la recita a scuola… “ E da lì sono cominciate le corse, quelle che dicevamo all’inizio, per rimanere al passo con tutto – ovviamente coi tacchi – e non perdersi niente.

Perdersi i primi passi del pargoletto, ad esempio, o la prima volta che pronuncia “tagesmutter” senza impappinarsi… Non farcela – in una società che considera contro-natura uscire dal lavoro alle 5 del pomeriggio – a dedicare “tempo di qualità” ai propri figli, come dice Cosmopolitan, è il fallimento delle mamme di oggi. Da qui, la corsa.

Ma allora, mi domando, chi glielo fa fare alle mamme oggi di diventare mamme? La società, in fondo, ha fatto di tutto e ha mandato loro dei messaggi molto chiari, gli ha messo i bastoni fra le ruote prima e dopo la maternità, le ha caricate di attese altissime sul posto di lavoro, sulla gestione della casa, sull’equilibrio psico-fisico futuro dei loro figli. Perché lo hanno fatto?

Forse perché c’è qualcosa nell’essere mamma che soltanto le mamme capiscono, mentre la gente da fuori si domanda come possa stare miracolosamente insieme quel casino ambulante che loro chiamano “vita con figli”.

Forse basta crederci. Ecco: alla fine dei conti, le mamme oggi sono persone che credono ai miracoli: lo testimonia l’abbonamento annuale alla palestra che, nonostante tutto, tutti gli anni si ostinano a sottoscrivere.

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