Volere volare

mongolfiera

Sicuramente Eugenio ha sempre avuto dei vicini di casa singolari. Trascurando il precedente, che è in attesa di processo finché gli inquirenti non avranno raccolto tutte le prove a suo carico, l’ultimo arrivato è un personaggio piuttosto strano. “E’ un sognatore” – dice Eugenio non senza un velo di ironia – “ha il sogno di aprire un locale: lo ha preso in affitto e sta lavorando per l’apertura”. La fantomatica apertura dovrebbe avvenire fra quindici giorni: il Sognatore si è rimboccato le maniche e ha cominciato a sistemare le cose: c’era l’erba da tagliare, le pulizie da fare… “Abbiamo un decespugliatore?” – chiede il Sognatore ad Eugenio. “Come abbiamo? Ho un decespugliatore… se vuoi te lo presto”. La scena si ripete altre tre o quattro volte: “abbiamo una scopa? uno straccio? un secchio?”. Da ultimo, dopo qualche ora di lavoro: “non è che avresti qualcosa da bere, per favore?”.

Alle sempre più irritate risposte di Eugenio, il nostro ribatte il suo entusiasmo, il suo sogno da realizzare contrapposto al materialismo, alla gretta concretezza del vicino di casa, così restio a condividere con lui lo slancio ideale e, soprattutto, il materiale.

Certo che è facile fare i sogni così, mi dice Eugenio: tu ci metti solo l’idea e poi il resto del mondo deve provvedere agli aspetti pratici. Già, dico io, che però, sotto sotto, ammiro l’assoluta sprovvedutezza del Sognatore, il suo trascurare inezie come l’acquisto di una scopa o di una bottiglia d’acqua, il suo delegare a noi terricoli tutti gli aspetti materiali, compresi – forse – i futuri conti da pagare, mentre lui si libra alto sopra di noi.

Mi rendo conto che io, per realizzare i miei di sogni, sono partito tutte le volte dal decespugliatore, con il rischio che poi cominci a concentrarti solo su quello, sulla sua manutenzione eccetera, e va a finire che il tuo sogno si limita a tagliare un po’ d’erba. D’altra parte, mi fa notare Eugenio, il nostro Sognatore aprirà il locale fra quindici giorni ma fra quarantacinque o sessanta sarà già avviato al fallimento.

Allora penso che la leggerezza che ci consente di volare è sempre il frutto della pesantezza che abbiamo dovuto affrontare. Un po’ come le mongolfiere che devono essere sempre piene di pesanti sacchetti di sabbia per decollare, per stabilizzare la rotta… Ecco: le mongolfiere riescono a volare perché portano con sé sempre qualcosa di pesante. Forse i veri sognatori devono essere così: con il loro fardello di scope, decespugliatori e tutto il resto. Si vola, insomma, perché si è pesanti.

Io però, ossessionato da tutto quello che mi serve per volare, dal continuo accumulo di materiale nella stiva, mi rendo conto di come sia difficile il decollo: preparare tutto per il volo, significa anche avere il coraggio di continuare a guardare in alto e, prima o poi, sicuramente a malincuore, lasciare a terra tutto quello che non serve per far alzare la nostra traballante mongolfiera.

Quindi finisce così: con i sognatori che devono essere pesanti e con i terricoli che devono alzare il naso in alto, con Eugenio che – con una serie di scuse – sta cercando di recuperare tutta l’attrezzatura che il vicino di casa gli ha sottratto, con me che, invece, ascolto questa storia e capisco che dovrei essere un po’ meno legato a terra…

“Abbiamo ancora dei sogni?” si chiedono ogni tanto i miei amici. “Be’ – dico io – abbiamo… Ho dei sogni!”

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