La mancanza dei figli

livewithpassion[Ho raggiunto un’età in cui le chiacchierate con i miei amici sembrano capitoli scritti da Fabio Volo: stessa prosa sciatta, qualche parolaccia o paragone ad effetto ogni tanto, stesse paranoie esistenziali, ogni tanto qualche perla di saggezza che abbiamo letto su internet, nei cioccolatini o in un precedente libro di Fabio Volo. Se le righe che seguono suonano così, me ne scuso: c’è già tantissima cattiva letteratura in giro.]

Ieri, ad esempio, si parlava di figli e di cosa si debba passare ai figli e agli enormi privilegi che avranno i nostri figli. “Io – diceva Ernesto che non ha figli – sono già invidioso di mio figlio: io sono un musicista e lui crescerà in un ambiente in cui si pratica la musica… Io mi sono fatto un culo così per imparare a suonare e lui invece sarà un enfant prodige di cui scriveranno su Wikipedia: inizia lo studio dello strumento a tre anni grazie al padre musicista…”. Gli ho fatto notare che non c’è nulla da invidiare nel futuro pargoletto, dato che suo padre gli sta già rovinando la vita prima che sia nato. “I genitori – gli dicevo – devono dare delle opportunità ai figli, non passargli il fardello delle loro aspirazioni…”

Già, le opportunità. Fare in modo che mio figlio abbia tutto quello che io non ho mai avuto. Questo sembrava essere l’imperativo dei nostri genitori e dei nostri nonni, quando il tempo, l’economia, la situazione internazionale sembravano promettere un progresso virtualmente infinito…

Ogni generazione è tenuta a dare qualcosa di più e noi cosa dovremmo dare ai figli? Il rischio è quello di provare a dargli tutto, riempire le loro piccole vite con tutto quello che a noi è mancato: tantissimi oggetti del desiderio, i più disparati corsi sportivi o di creatività…

Chissà invece se i genitori sono in grado di passare la mancanza, l’idea cioè che la tua soddisfazione non passi esclusivamente attraverso le cose che hai o che sai fare… La mancanza di qualcosa d’altro: dovremmo passare la convinzione che la felicità non è immediatamente a loro disposizione. Dovremmo dare a loro il desiderio continuo di cercare, invece di riempirli di risposte preconfezionate che vanno dall’ultimo modello di cellulare al corso di controfagotto che io non sono mai riuscito a fare.

“Forse non dovremmo dargli proprio niente” – ho detto alla fine ad Ernesto – “così si metterebbero a cercare ciò di cui hanno veramente bisogno…”

“Bravo! Ti candidi al premio di Padre dell’anno… In pratica, stai dicendo di passargli solo il senso di frustrazione. Almeno potrò pagare l’analista a mio figlio?”

Come al solito, questa cosa non è molto facile da spiegare… Dando il nostro “tutto” ai figli, gli passiamo il messaggio che sia “tutto” lì. Cerchiamo di riempire il vuoto di cose che i nostri genitori e i nostri nonni avvertivano ma, così facendo, corriamo il rischio di lasciare pochissimo spazio perché i nostri figli lo riempiano con le loro aspirazioni. “Alla fine, – ho detto ad Ernesto – non hai cominciato a suonare perché sentivi che ti mancava qualcosa?”

“Capisco – dice lui – è un po’ il ragionamento di Bill Gates che ha deciso di lasciare soltanto 10 milioni di dollari a testa ai suoi figli, invece dell’intero cucuzzaro di 79 miliardi…! Ho capito che questa cosa dei figli è troppo complicata e sicuramente è una cosa che non mi manca!.”

Vabbé, con Ernesto non si può finire seriamente un discorso e poi, a quell’ora, dovevo portare mia figlia a pianoforte. I dubbi però ronzavano e: “Senti…” – ho chiesto alla piccola – “ma ti piace veramente suonare il piano?”

Lei ha scrollato le spalle: “Non è male..” – ha detto – “ma quando non lo faccio non ne sento la mancanza..”

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