O la va o…

pallone

Chi, come me, è vissuto sotto quattro (4!) governi Berlusconi ha una certa dimestichezza con l’idea – sicuramente snob, ne convengo – che gli elettori possano “votare le cose sbagliate”. E’ uno degli effetti collaterali della democrazia, in fondo, e non è il caso di lamentarsene. Tuttavia, mi ritrovo anch’io a giocarmi i miei due penny sull’evento di Brexit, finché siamo ancora tutti politologi: il tempo stringe e già stasera dovremo ritornare tutti commissari tecnici…

Pur capendone pochissimo quindi di politica e di economia internazionale, mi sono ritrovato a leggere molti articoli sull’evento. Orbene, molti commentatori hanno considerato il voto per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE come un voto della destra xenofoba: sarebbe stata l’irritazione per la presenza degli immigrati nel Regno Unito a motivare il Leave contro il Remain.

Qualcuno ha però osservato che il voto esprime anche un dissenso preciso nei confronti dell’austerity neoliberista imposta dai tedeschi a tutta l’UE. Sarebbe quindi un voto di sinistra contro un’Europa percepita in primo luogo come un’unione finanziaria e bancaria che vessa i propri cittadini.

Gli analisti del voto hanno poi fatto notare che a votare per l’uscita sono stati soprattutto gli anziani rispetto ai giovani. È forse naturale – hanno osservato – che chi ha trascorso parte della sua vita fuori dall’UE, non si trovi meglio adesso che forme di controllo di varia natura vengono imposte a tutti i cittadini.

Da ultimo, qualcuno è tornato a parlare di lotta di classe: questo voto rappresenta una fascia di popolazione giovane che non può essere intimorita da messaggi come “se uscirete dall’UE perderete questo e quest’altro” perché, molto semplicemente, ha già perso tutto e non ha prospettive. Sarebbe quindi un voto dei poveri contro i ricchi.

Capirete la mia confusione… Si tratta di un voto di destra-anziano-xenofobo/sinistra-giovane-deluso. Quello che posso osservare – prima di mettermi a fare la formazione dell’Italia per stasera – è che si tratta di un voto contro e quello che mi spaventa è che il voto venga utilizzato senza nessun intento costruttivo ma semplicemente per colpire, creare disagio. Che si tratti di un voto di destra o di sinistra, Brexit rappresenta una molotov lanciata trasversalmente contro le banche o contro le barche di immigrati, contro le Mercedes dei ricchi o contro le case popolari piene di pakistani.

E’ legittimo e il voto serve anche a questo, ad esprimere cioè quello che non si vuole… L’impressione però è che non si abbia un’idea chiara di cosa ci attenda dopo, se è vero che gli Inglesi hanno googolato “Cosa significa Brexit” fino al 23 giugno e “Conseguenze di Brexit” dal 24 in poi.

Insomma, ci hanno un po’ provato, secondo una logica, prettamente italica, che potremmo definire “’ndo cojo, cojo”.

Un bel po’ di anni fa, mi divertivo con i miei amici a tradurre, storpiandole, in inglese, espressioni tipicamente italiane: stay in a bell (“sta’ in campana”), neither the dogs (“manco li cani”), to be at the fruit (“essere alla frutta”)… Per quest’occasione, mi sembra particolarmente adatto il nostro “o la va o la spacca”: or it goes, or it breaks it!

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