In fondo in fondo

infondo

Giù giù, sotto il flusso dei nostri condizionamenti, della buona educazione, della semplice censura sociale c’è il fondo.

Lo si raggiunge per caso, quando ci attacchiamo istintivamente ad un’emozione, quando pensiamo di non essere ascoltati da nessuno, oppure, al contrario, quando ci ritroviamo anonimi in una massa che sembra esprimere quella nostra stessa idea repressa.

C’è un racconto di Dino Buzzati in cui una coppia di giovani capita in un paesino. La ragazza parla in un italiano corretto e gli abitanti del paese, che si esprimono solo in dialetto, la percepiscono come una straniera. Poi, un banale incidente: la ragazza si bagna nella fontana del parco che, di solito, era utilizzata solo dai bambini. Qualche urlo, incomprensibile, da parte degli abitanti e la ragazza riceve uno schizzo di fango in faccia da uno dei presenti. In un attimo tutti ripetono quel gesto, coprendo la “straniera” di fango. Buzzati dice che in quel momento ognuno tira fuori “il fondo dell’animo”, quel torbido carico di male che ognuno di noi ha dentro di sé e non sa di avere.

Mi è venuto in mente quel racconto quando, nei giorni scorsi, si è saputo della vicenda di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo. Una coppia che forse armeggia intorno ad un’auto e un passante che urla all’indirizzo della donna: “scimmia africana”. Per quanto si possa discutere all’infinito sul successivo svolgimento dei fatti, quest’insulto, insieme alla morte di Emanuel, rimane uno dei pochi punti fermi.

Per una strana sincronicità degli eventi, in tv e su internet noi di Parma abbiamo rivisto le vicende di un altro Emmanuel, quel Bonsu che venne trattenuto e picchiato dai Vigili Urbani qualche anno fa con l’accusa di essere uno spacciatore. Nel racconto di Andrea Alongi – che adesso tutti si riguardano su Youtube per farsi quattro risate – si ricorda che i vigili si rivolgevano a quel ragazzo pestato chiamandolo “scimmia” e facendogli il verso “uh! Uh!”.

Immagino che si possa ridere di questa cosa, come quando un noto politico, riferendosi ad una donna di colore disse: “non posso non pensare ad un orango”. Ricordo, nei bar, le risatine complici e l’idea che avesse espresso ad alta voce quello che molti, in fondo in fondo, pensavano senza dire.

Il fondo è quel groviglio inespresso di odio, intolleranza e rancore che, il più delle volte, cerchiamo di tenere nascosto sotto una patina di civiltà, sotto il corso normale delle nostre buone intenzioni: “scimmia” è l’insulto che giace sul fondo, quello che va a colpire le persone di colore, se ci aggrediscono, se pensiamo che stiano disturbando la nostra città, se pensiamo che ci vogliano far del male, quando ci indicano dove parcheggiare, quando cercano di venderci della roba, quando ricevono benefici che pensavamo riservati a noi…

Improvvisamente, tutto si intorbida e le nostre emozioni si rimescolano, facendo venire a galla la nostra parte peggiore.

Chissà, a quel punto, se abbiamo ancora il coraggio di specchiarci nelle nostre consuete convinzioni, nelle buone intenzioni sulle quali abbiamo sempre galleggiato per abitudine: chissà che immagine ci restituiscono adesso e come invece appare cambiata la nostra faccia una volta che abbiamo toccato il fondo.

Forse, come di consueto, faremo dei passi indietro, chiederemo scusa, faremo appello a quelli che sono i valori fondanti della nostra società, cercheremo, insomma, di cancellare il ricordo di quel fango che, per poco (pochissimo, in fondo), si è sovrapposto ai nostri consueti lineamenti.

Da qualche parte, però, dovrebbe rimanere l’immagine di quello che siamo stati: sarebbe una specie di avvertimento per ricordarci che, in fondo in fondo, la civiltà è una scelta quotidiana e nessuno di noi è veramente al sicuro dal fango che si porta dentro.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...