I piedi e l’estate

piede

Tutti questi piedi in giro mi danno una sensazione un po’ strana. Io giro, con lo sguardo basso, e loro sono lì – i piedi dico – che, come effetto collaterale della calura estiva, spuntano dappertutto: fasciati da sandali d’austerità francescana, o in ibridi hi-tech – semmai qualcuno in sandalo si mettesse a scalare l’Adamello – fino ad arrivare a più prosaiche ciabatte (o “ciavatte”, direbbe il mio amico Giovanni); infradito ormai sdoganate anche per le serate di gala, o vere e proprie ciabattone intrecciate, di quelle che mai si sarebbero sognate di calpestare altro suolo che non fosse quello del percorso bagno – camera da letto, che adesso addirittura calcano le vie del centro.

E piedi, piedi dappertutto: e io li osservo nei locali pubblici, dove io – io! – sto mangiando una brioche e loro, i piedi, entrano impunemente, con le loro unghione dell’alluce screziate da ambrature fungine, con i peli sulla pianta, con le dita accavallate a occupare meno spazio. Piedoni di donna disegnati di nero, con lo smalto colorato che scaglia in piccole particole iridescenti…

Io non mostro i miei piedi! Fin da bambino il mio incubo ricorrente era quello di correre a scuola in ritardo e, una volta entrato nell’atrio, vedere lo sguardo dei bidelli abbassarsi sulle mie estremità: in ciabatte! Nella fretta ero uscito di casa in ciabatte e adesso sarei dovuto rimanere così fino alla campanella del pomeriggio, mentre le mie ciabattine di panno si mescolavano alla segatura dei corridoi… Mi svegliavo di soprassalto e tutto sudato. Inutile dire che ho sempre indossato calzature chiuse in pubblico.

In spiaggia, restavo assorto sulla sdraio con i piedi sepolti dalla sabbia, al sicuro da sguardi indiscreti: il calore mi faceva sognare di essere Pinocchio con i piedi nel camino.

Io ho piedi brutti e i piedi dicono tutto di una persona. Prendete le dita, ad esempio… Come? Non sapete il nome delle dita dei piedi? Alluce, illice, trillice, pondulo e mellino. Ripetete: è molto facile. Alluce illice trillice pondulo e mellino.

Un illice più lungo dell’alluce è segno inequivocabile di bellezza, ma non deve essere così sfacciato da sbordare dalla calzatura: a quel punto beccheggia dal sandalo, quasi a controllare la strada, e non può più essere preso sul serio. Il mellino – esatto: il mignolino che colpisce gli spigoli dei mobili – che si nasconde sotto il pondulo è segno di una persona riflessiva e timorosa. A quel punto però il pondulo s’incallisce e gli cresce una gobba rossastra insopportabile alla vista. L’alluce è poi il dito più esplicito di tutti: largo e ridanciano, con quella sua volgarità da grosso camminatore, oppure valgo e fintamente timido, con la prima testa metatarsale a costituire quasi un sesto dito.

Fisso i piedi della gente in questa stagione e così riesco a farmi un’idea molto più precisa di quello che sono veramente. Mi accorgo però che loro notano il mio sguardo e tendono ad evitarmi, a farsi forse idee sbagliate su di me…

Mirco dice che mi vede strano e che non gli sembro concentrato. Mi dice che forse sto soffrendo troppo il caldo e mi chiede come mai mi ostino ad indossare scarpe da ginnastica. E certo – penso – parli bene tu che indossi dei sandali e cammini come se niente fosse…

“Hai scritto il post? Sbrigati che lo devo pubblicare… Ci sono un sacco di temi: le olimpiadi, il referendum… Scrivi qualcosa, così, su due piedi…”

Su due piedi? – gli dico. Sarà fatto! E scoppio in una spaventosa risata isterica.

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