Rispondi Corvo!

john-rambo

«Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Johnny… lo so che mi senti… Rispondi! Caposquadra chiama Corvo…».

Prima il dovere e poi il piacere. Mia nonna prima, e poi le suore e la scuola dei preti (con buona pace di Albinati), mi hanno sempre ripetuto questa cosa. Prima quello che devi fare e dopo quello che vuoi fare. Io, che sono stra-pigro, ho cercato negli anni di adeguarmi sempre a questo comandamento, sforzandomi di finire le cose, di farle in tempo… Il lavoro, la musica, questo stesso post: c’è poi il rischio che anche quello che ti piace, che sei bravo a fare, prenda la piega del dovere, coprendo del tutto, o facendoti dimenticare, il piacere.

Negli anni, il mio senso del dovere si è ipersviluppato ed ha assunto le fattezze del Colonnello Trautman, sì, proprio lui, quello di Rambo, il vecchio addestratore di berretti verdi che arriva nella cittadina di Hope e dice allo sceriffo coglione che non è venuto a difendere Rambo da loro ma semmai il contrario e dopo si attacca alla radiolina e rassicura tutti che a lui, solo a lui, Rambo risponderà.

«Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Johnny… lo so che mi senti… Rispondi! Caposquadra chiama Corvo…».

E Rambo, lo sventurato, risponde. Non c’è niente da fare. È più forte di lui: Trautman è il suo capitano e quella risposta è la sua rovina. Per tutti i film successivi Trautman chiama e a Rambo gli tocca andare: ci sarebbe da salvare dei soldati dai viet-cong, ci sarebbe da aiutare dei mujahidin in Afghanistan, ci sarebbe da bombardare mezza Indocina… I doveri si susseguono uno dietro l’altro e per il povero reduce non c’è mai spazio per il piacere. Rambo vorrebbe solo fare il barcarolo in Birmania, compensare i traumi subiti in Viet-Nam sposando una donna orientale, e invece deve andare dove gli dice il Colonnello. D’altra parte – come ha capito anche lo sceriffo coglione del primo film – Rambo sa fare bene una cosa ed è meglio che si dedichi a quella. Nelle sue sopracciglia spioventi però vediamo chiaramente che, mentre sta facendo esplodere l’ennesimo fortino militare con mezza tonnellata di napalm, in realtà tutto quello che gli passa per la testa è: “sono stanco di questa fottuta guerra”.

Ecco, in questo periodo dell’anno, gli inizi di settembre, quando tutti dicono che tutto ricomincia, mi sento esattamente come Rambo. Capelli lunghi, barba incolta, sono lì che mi faccio i fatti miei finché non sento gracchiare la radiolina e so che è Trautman: sorriderà, mi chiederà come me la passo qui in Birmania, e poi infilerà nella conversazione, quasi casualmente, se sono ancora capace di fare esplodere i fortini col napalm… “no, perché, vedi, ci sarebbe un lavoretto da fare…”

Quando hai un senso del dovere come il mio, che si veste da Colonnello dei Berretti Verdi, c’è poco da fare: ti tagli i capelli, ti fai la barba e ricominci ad armeggiare col napalm. E però dentro ti rimane il languore del Piacere che non arriva mai.

[Se esistesse, il mio senso del Piacere – sempre frustrato – avrebbe le sembianze di Kelly Le Brock ne La signora in rosso, quando, adagiata sul suo materasso ad acqua, si scosta leggermente le lenzuola dal fianco e rivolgendosi a Gene Wilder – bonanima! – gli sussurra: “Serviti il pasto, cowboy…” e io, a quel punto, avrei la stessa faccia istupidita di Gene quando fa per avvicinarsi e]

«Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Caposquadra chiama Corvo. Rispondi Corvo. Johnny… lo so che mi senti… Rispondi! Caposquadra chiama Corvo…».

Uff! Va bene! Va bene! Arrivo Colonnello… Ricominciamo questo giro di giostra anche questo settembre. Facciamoci coraggio, pilotiamo elicotteri e tutta la consueta routine fino alla prossima estate quando, per un brevissimo periodo, potrò confondermi fra la popolazione indocinese e fingere di essere un barcarolo qualunque. Mi taglierò i capelli, mi raderò la barba e tornerò ad essere… “produttivo”. Sì, ecco: produttivo. Così che quando verrà la sera potrò dire “ho fatto esplodere questo e quest’altro” e le mie giornate sembreranno avere un senso.

Voi, magari, non guardatemi troppo in faccia. Non vorrei mai che vi faceste idee sbagliate: per carità, mi piace quello che faccio e maneggiare il napalm non è poi così male. Quando poi cominci qualcosa – maledetto Trautman – devi sempre cercare di portarla in fondo e di farla meglio che puoi. Solo che a volte, molto velocemente, mi passa per gli occhi un piccolo bagliore, un pensiero veloce veloce che sembra dire: “sono stanco di questa fottuta guerra”.

BOOOOOOOOOOOOOOOOOM!

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