Il talento di Veronica

veronica marchi

Vi dirò: quando ho visto Veronica salire sul palco di XFactor sono stato contento.

E questo nonostante tutti coloro che praticano (o credono di praticare) una qualche attività artistica siano sempre ipercritici verso tutti i loro colleghi, in particolare verso quelli che, ovviamente svendendosi al mercato e sporcando per sempre la loro purissima arte, vanno a tentare la fortuna in televisione. Confesso di aver aderito anche io alla categoria in più di un’occasione: mi piace ridere di Sanremo, criticare i nuovi rapper, sfottere i partecipanti di Amici… Tutto questo grazie alla sicurezza che mi trasmette il mio divano; la stessa sicurezza che mi fa sbraitare le risposte corrette in tutti i quiz televisivi e poi comunicare a mia moglie: “anche stasera avrei vinto centomila euro!”.

Comunque, invece, quando ho visto Veronica sono stato subito contento. Intanto perché l’ho conosciuta personalmente, è una cantautrice molto dotata e poi, soprattutto, perché ho avuto modo di vedere dal vivo quant’è brava (ne avevo scritto, un po’ di corsa, qui) ed ero sicuro che “avrebbe spaccato” anche sul palco di XFactor.

Le cose sono andate esattamente così: Veronica canta, accompagnandosi con la sua chitarrina, e il pubblico impazzisce, i giudici si alzano in piedi ad applaudire e io guardo mia moglie con la stessa espressione soddisfatta di quando vinco i centomila euro.

A quel punto mando un messaggio a Mirco descrivendogli quello che ho appena visto in TV e lui ribatte: “Avevi bisogno del giudizio dei giudici di XFactor per sapere che era brava?”. In effetti… “No – gli rispondo – certo che no. E lei? Perché lei aveva bisogno del giudizio dei giudici di XFactor?”.

Che fosse bravissima io l’avevo constatato nel 2009. Da allora, con alti e bassi, ha continuato a scrivere e cantare (di professione è “cantautrice”), a suonare in giro, a farsi conoscere… Eppure – bam! – basta il provino a XFactor e me la ritrovo nella mia homepage di Youtube (“Veronica commuove i giudici”) segnalata fra le tendenze: tre minuti di apparizione televisiva fanno più effetto di cinque anni in giro per i localetti di mezza Italia.  Il nocciolo della questione è appunto la “visibilità”: per riconoscere il talento dobbiamo poterlo vedere.

Eppure, mi domando perché e da quando la musica abbia la necessità di essere “visibile”. Se ci pensate bene, tutto quello che dovrebbe essere richiesto alla musica è di essere “ascoltabile”. Oggi, invece, si richiede una sorta di valore aggiunto: il cantante di bell’aspetto, il video musicale (senza il quale la canzone, semplicemente, “non esiste”) e tutto un contorno di cose che vanno dalla storia strappalacrime della famiglia, alla diversità sessuale, alla polemica coi vicini di casa, al pianto dirotto ascoltando un videomessaggio di qualche parente. Tutti elementi che rendono il nuovo artista e/o la nuova canzone pronti per il mercato, anche se non sono sempre direttamente collegati con la sua musica.

La musica invece avrebbe bisogno di un po’ di pazienza, attenzione e, soprattutto, ascolto; anzi, direi “ascolti”, dato che non è così scontato – e non è nemmeno così giusto, se non in termini puramente economici – che un pezzo “arrivi” subito e venga capito immediatamente. L’arte, se è davvero tale, ha bisogno di un avvicinamento graduale che comporta sempre un po’ di fatica da parte nostra.

Il talento di Veronica è purissimo e abbastanza evidente per tutti quelli che la conoscono. Mi auguro, e le auguro, che non finisca in un meccanismo interessato solo alle sue storie private, che non venga utilizzato per vendere i wurstel negli stacchi pubblicitari della prossima edizione, che non si trasformi nell’ennesimo racconto confezionato per commuoverci nella trama-soap del talent show.

Giovedì si svolgerà la grande liturgia dei bootcamp, con i giudici che dovranno decidere chi è degno di passare al livello successivo: nel frattempo, il pubblico dell’arena fischia, alza o abbassa i pollici verso questo o quel cantante – gladiatore. Io sarò sul divano e, probabilmente, mi divertirò molto a guardare lo show ma, quando apparirà Veronica, forse sarò un po’ in ansia nel vederla esposta al frettoloso giudizio popolare.

La sua musica – e mi spingerei persino a dire la musica in generale, se questa non sembrasse la solita consolazione degli artisti del divano – ha forse soltanto bisogno di una cosa molto più semplice: la pazienza di essere ascoltata.

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