Settori

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“Il settore sbagliato della parte giusta” è un’espressione che viene da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio. Il protagonista, Johnny appunto, entra a far parte di una brigata partigiana per prendere parte alla resistenza e si accorge che gli ideali che animano quel gruppo di combattenti non hanno niente a che vedere con i suoi, anche se li accomuna l’obiettivo di liberare l’Italia. Ripensavo a quest’espressione – “il settore sbagliato della parte giusta” ma anche il suo contrario “il settore giusto della parte sbagliata” – come particolarmente adatta a descrivere l’atteggiamento di molti nei confronti del referendum prossimo. E’ come se qualcuno avesse tracciato una riga casuale che ha messo insieme i personaggi più improbabili: l’ANPI con Casapound, Travaglio con Brunetta, Grillo con Berlusconi e via così…

Qualcuno di voi magari avrà deciso di votare sì e si renderà conto di trovarsi schierato con una serie di personaggi che considera impresentabili e inaccettabili. Stessa sorte se avete optato per il no.

Questo intanto ci dice che, in Italia, per quanti possano essere i nostri ideali, ci sarà sempre un numero infinitamente superiore di personaggi impresentabili.

Siccome non sarò certo io a consigliarvi cosa votare né a dirvi per cosa ho intenzione di votare – all’endorsement fatto da molti personaggi su internet, del tipo io voto sì/no per questo, questo e quest’altro motivo, rispondo il mio discreto “esticazzi?” – vorrei spostare il discorso su questa roba dei settori e della divisione casuale.

Comunque vadano le cose, l’Italia risulta spaccata in due parti molto equilibrate fra loro. Qualunque parte vinca, avrà comunque al suo interno una percentuale costante k di impresentabilità. Sia che vinca il sì, sia che vinca il no, dovremo subire l’arroganza della parte impresentabile che canterà vittoria. Gli impresentabili, di solito, risultano molto molesti quando vincono. Questa cosa, in genere, fa molto incavolare quelli dell’altro schieramento i quali, oltretutto, percepiranno di essere stati sconfitti da degli impresentabili. Allo stesso tempo però i moderati dello schieramento vincente si dissoceranno dai toni decisamente troppo accesi adottati dagli impresentabili.

Insomma: la mia visione apocalittica finale è che – come ha detto qualcuno – sicuramente il sole sorgerà lo stesso il 5 dicembre ma saremo tutti, vincitori e vinti, irritati secondo varie sfumature (dalla leggera irritazione all’incacchiatura pesante) e decisamente più divisi.

Una volta tolta la battaglia comune infatti, non ci sarà più niente che terrà insieme impresentabili e motivati per il sì o per il no e, pur avendo vinto (o perso), torneremo a scannarci su mille altre questioni: partigiani e neofascisti, europeisti e regionalisti, neoliberisti e piduisti.

Sicuramente andrò a votare. E’ un dovere di buon cittadino: mi sono informato, mi sono confuso, mi sono ri-informato, sono stato disinformato, mi sono ri-confuso… ma alla fine voterò. Qualcuno ci ha ripetuto – da entrambi gli schieramenti – che andiamo a votare, in questo caso, anche per i nostri figli.

Forse dovevano ricordarcelo anche in tutte le altre occasioni: avremmo limitato la costante di impresentabilità presente nella nostra politica.

Tutto quello che invece potremo dire ai nostri figli in questa occasione sarà invece, per l’ennesima volta, “scusate, credevo solo di essere nel settore sbagliato della parte giusta”.

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