Warheit macht Frei

water mirror

Poi ci sono quelli che ti dicono: “Perché io sono fatto/a così: le cose le dico in faccia!”. E il più delle volte le cose che ti dicono sono di una sincerità imbarazzante, tipo che puzzi o che sei un maleducato o sputi quando parli… Sono fatti così: le cose le dicono in faccia e, in una società come la nostra, costruita su una serie di convenzioni e di apparenze che vanno dal non ruttare a tavola al dare del Lei alle persone più anziane, questi personaggi credono di muoversi controcorrente come branchi di salmoni, portatori della loro disarmante sincerità che si scontra con il tuo essere, alla fine dei conti, un falso.

Già, nel “io le cose le dico in faccia”, c’è sottinteso quasi sempre il tuo silenzio, il tuo non essere in grado di esprimere apertamente il tuo pensiero. E mai nessuno che pensi che invece un pensiero ce l’hai, forte e chiaro, e magari non lo esprimi perché non è bello sentirsi dire nei denti che puzzi o che sei un maleducato o sputi quando parli. Alla fine dei conti tu sei una persona che si censura, che si adegua alle convenzioni e ti ostini a dire cose tipo “bella giornata, vero?” oppure “Che piacere rivederti!”, anche se avresti preferito persino una visita proctologica a quell’incontro. Eppure, continui a muoverti, inspiegabilmente, sulla linea della convenzione mentre loro, che le cose le dicono in faccia, scuotono la testa di fronte alla tua finzione. (Ma credete davvero che tutto mi vada così bene? Credete davvero che sia sempre contento di rivedervi? Cosa ho scritto in fronte? “Giocondo”?! … Ma anche su questo sono tranquillo: se avessi qualcosa scritto in fronte loro me lo direbbero in faccia).

Loro invece hanno questa specie di licenza che prevede che tutto quello che gli esce di bocca non venga filtrato; una sorta di mancato controllo su quanto hanno dentro – come se qualcuno di noi si lasciasse andare a pesantissime flatulenze in ascensore e poi dicesse: “io sono fatto così: non ho il controllo dello sfintere!”. E tu rimani così, abbozzi e, il più delle volte, oltretutto, ringrazi: “grazie davvero… se fossero tutti sinceri come te….!”.

Già, se fossero tutti sinceri come te ci manderemmo a quel paese quotidianamente, diremmo a Tizio o a Caio di non starci troppo vicino perché il suo odore è insostenibile, diremmo a Sempronio che quello che ha scritto / detto / fatto fa schifo, sputeremmo in faccia giudizi come ceffoni. Che mondo migliore sarebbe! Ad opporsi a questo mondo ideale – il cui tasso di litigiosità sarebbe superiore alle giornate migliori della striscia di Gaza – ci siamo noi falsi, noi che ci ostiniamo a dire “che piacere rivederti!” e “quello che hai scritto / detto / fatto mi è piaciuto molto (anche se…)” solo per non ferire le persone. Alla fine dei conti, la nostra falsità è una forma di attenzione: cerchiamo di preservare la vostra faccia dai ceffoni della verità. Noi siamo il cuscinetto che consente a voi sinceri di muovervi senza fare troppo danno. Credetemi: la verità probabilmente farà liberi voi ma la falsità fa sopravvivere tutti.

Probabilmente, leggendo questa cosa, alcune persone che conosco si riconosceranno e verranno presi dal dubbio che sto parlando di loro. Forse capiteranno sull’argomento per caso e, girandoci un po’ intorno, mi chiederanno a chi mi riferivo: “Non è che… parlavi di me per caso?”. “Mannò!” – dirò io – “era un discorso così, in generale…”.

Be’… non fidatevi e pensateci su. Io NON sono uno che dice le cose in faccia.

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