Condono natalizio

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Una delle caratteristiche del Natale è il tentativo di rimediare, con un unico gesto risolutivo, a tutte quelle omissioni che hanno caratterizzato l’anno precedente. Così c’è quello che si veste elegante, quello che va a messa, quello che vi telefona solo il giorno di Natale. Non sono fra quelli che dicono “se non l’hai fatto nel resto dell’anno, perché farlo a Natale?”, intanto perché credo che una volta sia meglio di niente (è comunque un segno di buona volontà), poi perché il senso del Natale sta anche nel farti fare una serie di cose che nel resto dell’anno vorresti evitare, che vanno dal trascorrere tempo con certi parenti, al giocare a Mercante in fiera: lo faccio adesso e poi per un anno non se ne parla più.

Io, in questa categoria, avrei un sacco di cose da inserire: azioni non fatte, dimenticanze, scuse… e non sarebbe male impacchettarle una volta per tutte e non pensarci più. Invece di un dono, sarebbe una specie di condono natalizio.

Per esempio vorrei scusarmi con tutte le persone che, per la fretta, ho fatto finta di non riconoscere fissando un punto lontano all’orizzonte in modo da non incrociare il loro sguardo: vorrei solo rassicurarvi sul fatto che non siete invisibili.

In questa categoria dovrei inserire il sottogruppo di quelli che era impossibile non vedere e che ho salutato, per strada o in bicicletta, con grandi sorrisi ma proseguendo per la mia strada, torcendo il busto verso di loro come se la marea inesorabile mi stesse trascinando lontano. In effetti, non avevo tutta questa fretta e potevo pure fermarmi a fare due chiacchiere.

Poi mi vorrei scusare con quelli che mi hanno telefonato e ai quali ho detto subito “pensa che stavo proprio per chiamarti anch’io!”.

Poi con quelli che ho incontrato tre anni fa e ai quali ho detto “oh, adesso non facciamo passare tre anni prima di rivederci ancora!”, oppure con quelli del “allora ci organizziamo a brevissimo per vederci” ed era tipo l’aprile 2015.

Poi ci sarebbe la vastissima categoria delle persone alle quali ho tirato un pacco all’ultimo momento: quelli che mi aspettavano per una cena o per un aperitivo e con i quali ho accampato scuse tipo che casa mia stava andando a fuoco o che dovevo lavorare fino a tardi mentre invece ero sul divano a guardare il finale di stagione di qualche serie.

Ecco: scusatemi tutti, anzi, scusiamoci tutti: mi sono accorto che anche voi fissavate lontano o non potevate fermarvi o avevate la casa in fiamme… Natale alla fine  è anche questa illusione di rimediare, con la consapevolezza che rifaremo le stesse identiche cose.

Alla fine, vorrei pure fare un nome e un cognome e scusarmi pubblicamente con Luca Bonato (uff… se non sapete chi è Luca Bonato, leggete qui). Oltre a quello che avevo già scritto di lui, dovrei aggiungere che è la persona che ci ha spinto a fare del teatro-canzone, che ha collaborato alla scrittura e alla messa in scena dei nostri due spettacoli e mezzo (Scusate devo scappare, Potrebbe piovere e, appunto, lo spettacolo sui sensi di colpa di questo periodo: Fantasmi di Natale), che ci ha fatto esibire a San Vittore e in altre due date milanesi, che ha sempre rotto le scatole a destra e sinistra per farci conoscere, mentre noi restavamo ostinatamente fermi a fargli da zavorra. Per tutto quello che lui è riuscito ad ottenere, io ho sempre ricevuto degli applausi e dei ringraziamenti che mi hanno fatto molto piacere. Luca invece, da me, non ha ricevuto spesso neanche il “grazie!” che ho sempre riservato al tecnico del suono, all’usciere del teatro, al ragazzo delle pizze…

Forse il condono natalizio, questa grande sanatoria delle omissioni, serve anche a rendersi conto – almeno una volta l’anno – non solo di tutto quello che non c’è stato o che è mancato, ma anche di tutto quello che c’è e abbiamo sempre dato per scontato: compresa l’amicizia.

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