Meno ventiquattro

meno24

Fra un anno esatto questo blog chiuderà.

Mancano quindi – escluso il presente – ventiquattro post esatti alla fine di quest’esperienza: questo per giustificare il titolo che non era, evidentemente, un riferimento al freddo di questo periodo.

Se qualcuno si sta chiedendo il perché, potrei rispondere semplicemente “perché sì”: le cose iniziano e finiscono senza un motivo preciso. Questo, in particolare, vale per la scrittura: le storie si raccontano e poi, un giorno, magari ti stanchi di raccontarle… ma non è che finiscono. Io, ad esempio, non penso che smetterò di scrivere. Scriverò cose diverse magari, spero più divertenti o interessanti, o magari continuerò a scrivere cose che mi rileggerò solo io.

Se invece il vostro perché era legato alla scadenza, a quello è un po’ più facile rispondere. Intanto bisogna scegliere un momento preciso per finire le cose, come quando dici “studio o corro fino alle 18:30” e potrebbero essere anche le 18:36 (se vi piace l’idea che il secondo numero sia un multiplo del primo) o le 18:18 o le 18:29 (con una doppia progressione)… insomma, sono cose legate ai gusti personali. Personalmente, appunto, ho pensato che da qualche parte dovevo pure finire e che il 27 gennaio prossimo arriverò al duecentesimo articolo di questo blog. Ho riflettuto che era una strana casualità… le uscite dei post non sono state affatto regolari nei primi tempi ed era singolare che l’articolo 200 cadesse proprio il 27 gennaio 2018: come i più affezionati lettori sapranno, il blog ha aperto proprio un 27 gennaio, quello del 2009. Da allora – in coincidenza con il compleanno di mia nonna e con la giornata della Memoria – ho sempre festeggiato il compleanno anche di questa piccola finestra. L’anno prossimo, questa finestra la chiuderò.

Un po’ – visto che li ho nominati – mi dispiace per gli “affezionati lettori”: quelli che, quando meno me lo aspetto, mi dicono “ti leggo sempre”. Non è un espressione strana “ti leggo”? A volte mi capita di pensarci e mi vedo sotto i loro occhi. Non so se mi guardano “come fossi un libro aperto”: sicuramente sono un libro scritto in piccolo e ad alto rischio di fraintendimento. (Quando mi dicono così, io di solito abbasso il mio di sguardo, non vorrei che vedessero più o meno di quello che hanno visto fra le righe, che rimanessero delusi magari…)

Forse per alcuni di loro, quando poi non mi leggeranno più, smetterò di esistere, come quando si chiude un libro e si passa a un altro. A quel punto forse capirò cosa succede ai personaggi del libro quando il libro è chiuso.

Comunque, chiuso un libro, sicuramente ne aprirò un altro e magari di queste cose ne riparleremo fra un anno: cambiare è sempre un modo di mettersi alla prova e di sopravvivere senza ripetersi.

Nel frattempo, mi ritrovo a scrivere per l’ottava volta nel giorno della Memoria: davanti alle scuole quest’anno distribuiscono volantini di Casa Pound e vedo ragazzi che sono seriamente convinti che le esperienze totalitarie di nazismo e fascismo sono state fraintese ed eccessivamente demonizzate.

Forse, tutto quello che sto cercando di scrivere è che sono stupito e stanco di queste ripetizioni, di chi crede che rimanere fermi sia una forma di coerenza e che riproporre idee di un secolo fa sia la soluzione al nostro presente. Chissà se davvero, un giorno, capiremo che Memoria significa proprio il coraggio di cambiare, di continuare a vivere senza ripetere sempre gli stessi errori.

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