La Piccola Donna

Forse dovevo scrivere qualcosa sulle donne e sulla festa della donna, fatto sta che me ne stavo lì a guardare per aria (come faccio di solito quando devo scrivere qualcosa e non so cosa scrivere) e pensavo che, alla fine dei conti, io le donne mica le conosco. Cioè: ho un’idea generale, come tanti, ma su cosa significhi essere una donna o sulle eventuali difficoltà che comporta, credo di non sapere molto. Certo le donne mi piacciono (a chi non piacciono?), ma in generale non mi fido tanto degli uomini che si lanciano in proclami femministi perché mi suonano sempre un po’, non dico falsi, ma di maniera. Si dicono sempre un po’ le solite cose, insomma, ma poi le donne mica le conosciamo davvero.

Forse non era per niente una buona idea questa cosa di scrivere sulle donne. Cosa ne so io delle donne? Anzi, se i miei amici dovessero consultare qualcuno per sapere delle cose sulle donne, forse sarei fra gli ultimi che chiamerebbero. Chissà cosa vuol dire, mi chiedevo, diventare una donna…

A quel punto mi sono reso conto che io convivo da una vita (la sua, non la mia) con un essere che potrei chiamare la Piccola Donna. Fino a qualche anno fa, in effetti, la chiamavo Bambina e non è che ci sia una grande differenza fra Bambino e Bambina: a parte tutta la retorica di genere, parliamo di creature piuttosto semplici, rumorose, appiccicaticce – seppure in misure diverse –, che mangiano le patatine tuffando la mano ad artiglio nel contenitore, che piangono, corrono eccetera. Insomma: Bambini e Bambine sono come un grande gruppo. Poi però succede che le differenze si accentuano un po’ e, ad esempio, le Bambine si evolvono in questa forma intermedia che non è ancora la Donna, ma è la Piccola Donna.

La Piccola Donna ha tante Grandi Insicurezze: si guarda nello specchio e non è del tutto convinta. Forse, alla fine dei conti, sta meglio con gli occhiali, ché dietro agli occhiali ci si può nascondere un po’. A guardarla, si muove in maniera strana: a volte si accorge che il corpo non risponde come vorrebbe o come dovrebbe; è un po’ goffo, insomma, questo corpo strano che si sta assottigliando e, da fuori, comincia proprio ad assomigliare a un corpo di donna ma, ogni tanto, risponde come un corpo di Bambina e sembra ribellarsi ai vestiti da grandi, alle mosse degli adulti, alle pose che dovrebbe assumere nelle varie situazioni.

Il volto della Piccola Donna, così come la sua voce, comincia ad avere una profondità diversa, nella quale ogni tanto, ti sembra di vedere quello che diventerà: allora in quegli spiragli (in certe inflessioni di tono, in certi movimenti degli occhi, in certe pieghe della bocca), intuisci la Donna che sarà e dentro di te, un po’, sorridi.

Le mani sono come una zona di confine, con le dita che stanno diventando lunghe e le unghie perfettamente smaltate, e il loro maneggiare ancora un po’ bambino, appiccicaticcio di colla vinilica e sporco di biro blu.

E’ una cosa molto strana da guardare, la Piccola Donna. A volte vorrei andarle vicino e dirle semplicemente stai tranquilla che tutto andrà bene, che sei bella anche con gli occhiali e non aver paura di muoverti così o cosà e, in generale, non aver paura. Non aver paura del giudizio degli altri, Piccola Donna, che loro cosa vuoi che ne sappiano di cosa vuol dire essere una Piccola Donna? Non permettere alle loro risate o ai loro sguardi strani di intaccare la tua sicurezza, il piccolo miracolo senza fine fatto dai tuoi sguardi o dalle tue dita sporche di biro blu. Cerca di andare in giro a testa alta, con questa forza incredibile che hai dentro, che a volte balena dai tuoi occhi e spaventa (perché le Donne hanno questa Vita che ogni tanto si affaccia dietro alle pupille e quando gli uomini riescono a vederla si rendono conto di quanto gli manca).

Chi può avere il coraggio di farti del male, Piccola Donna? Chi può avere il coraggio di trattarti male? Se gli uomini vedessero il mistero di una Piccola Donna forse non avrebbero più nemmeno il coraggio di aprire bocca.

Ecco: a volte le vorrei dire così, soprattutto quando mi parla in fretta in fretta, alzando la voce ogni tanto per le cose che la fanno preoccupare o ridendo per quello che le succede. Invece la guardo e dico “eh, però… davvero?” e mi resta tutto lì, in gola, che non va né su né giù.

Forse direi la cosa sbagliata e allora è meglio che me stia zitto: d’altra parte, come vi dicevo, cosa ne so io delle donne?

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