Il Ragno

Ieri, giorno 9 aprile, stavo seduto al parco ed osservavo la mia figlia più piccola che, con la sua amica Giulia, si arrampicava sul “Ragno”. Il “Ragno” sarebbe una struttura di ferro, formata da quattro mezzi archi uniti al vertice – a ricordare appunto le zampe di un enorme ragno – dalla quale partono una serie di corde che si intrecciano fra di loro, permettendo ai bambini di arrampicarsi e di passare da una corda all’altra. La mia piccola e l’altrettanto piccola Giulia, detta Giugi, si sforzavano di arrivare al punto più alto, con le loro ossute braccine e le altrettanto ossute gambette.

In quelle stesse ore, o poco prima, mentre io mi bevevo il sole di aprile come un gatto sonnolento, scoppiavano attentati in due chiese copte egiziane nelle città di Tanta e Alessandria, provocando 47 vittime e circa il doppio di feriti. Gli attentati sono stati rivendicati dall’ISIS.

Un paio di giorni prima, il 7 aprile, un camion si era scagliato sulla folla in un centro commerciale di Stoccolma. L’attacco terroristico ha provocato 4 vittime e 15 feriti, fra cui 2 bambini.

Il giorno 6 aprile, in risposta all’utilizzo di quello che era probabilmente gas sarin da parte del governo siriano, il presidente americano Trump – senza il consenso del Congresso degli USA – ha deciso un attacco missilistico (consistito nel lancio di ben 59 Tomahawk) contro la base di Al Shayrat. Il bilancio dei morti conta 6 militari della base, 9 civili, fra cui 4 bambini.

Il giorno 4 aprile infatti si era verificato a Khan Sheikun, nella provincia nordoccidentale di Idlib, in Siria, un attacco aereo in cui sono stati utilizzati gas tossici. L’attacco è stato voluto dal governo di Assad contro una città che è sotto il controllo delle forze ribelli. In quell’occasione sembra  che siano morte almeno 72 persone, fra cui 20 bambini.

In tutto questo, io stavo seduto al parco, al sole, e guardavo due bambine che si arrampicavano sul Ragno.

Pare che Assad fosse consapevole della portata del suo gesto e contasse sull’appoggio di Putin che, in seguito all’attacco americano, non si è fatto attendere, intimando a Trump di evitare interventi di questo genere. Nel frattempo ‘The Donald’ ha recuperato consenso in patria – e questo pare fosse uno degli obiettivi dell’attacco – ma ha cominciato a provocare anche la Corea del Nord che, in seguito all’ingerenza americana, è tornata a minacciare il territorio del Sud. In tutto questo, si inserisce l’ISIS che, insieme ai Qaedisti e ai curdi, costituisce una parte dei ribelli al regime di Assad – e forse anche uno dei motivi della sua conservazione. Sono stati avanzati anche dubbi sull’Osservatorio Siriano che ha denunciato l’uso dei gas che, in questo caso, è stata la miccia che ha fatto deflagrare questa reazione a catena. Forse basterebbe concedere alla Russia il controllo dell’Ucraina o forse il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe…

Io stavo seduto al parco e cercavo inutilmente di rimettere in ordine le cose. Ero proprio come le due bimbe, perso in un reticolo di notizie, contronotizie, opinioni, fake news, post-verità rivelate. Mi rendevo conto di come la “normalità” fosse distante anni-luce da questi eventi e come, allo stesso tempo, questi eventi non fossero altro che fili sottilissimi intrecciati fra loro che ormai confondono il legame con la loro causa iniziale, con il motivo principale che li ha provocati. Forse non è più così chiaro il motivo per cui una cosa succede e ogni incidente, ogni strage, ogni bomba che esplode è “una strage insensata”. Capivo di essere lì, sospeso, intrappolato nel ragno delle notizie e delle loro interpretazioni, incapace di dare una spiegazione compiuta di quello che era successo.

“Se un camion piombasse su questo parco – mi dicevo – non saprei spiegare a questi bambini il perché. La mia vita normale si troverebbe all’incrocio di uno di quei fili partiti da lontanissimo e tutto sarebbe, ancora una volta, folle e insensato.”

Sono tempi veramente strani questi, in cui siamo connessi a tutto e collegati ad ogni evento del pianeta; eppure, la connessione e il collegamento è talmente labile che fatichiamo a capire di essere parte di un sistema e che tutto quello che facciamo ha, probabilmente, una qualche forma di conseguenza a livello globale. Forse mi servirebbe un cattivo tedesco o un partigiano o Hitler o Pol Pot per orientarmi, per capire cosa succede: invece questi tempi richiedono un’intelligenza diversa, la nostra capacità di muoverci sui vari fili, di avere la pazienza di riannodarli, di capire da dove partono e dove vanno.

Il sole comunque era veramente molto caldo e aprile ci sorrideva filtrando dalle foglie degli alberi.

Ho detto alle bimbe di scendere dal Ragno e siamo andati a prendere un gelato. Le piccole hanno insistito per il gusto “puffo”. Siamo tornati a casa, scortati da un vento caldo che sembrava voler ristorare un po’ la faccetta sudata di mia figlia.

Ho pensato a come tutto fosse bello e normale su quel sottilissimo filo di ragnatela sul quale stavamo camminando.

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