Ci sono anch’io?

Fra le grandi sciagure del genitore contemporaneo rientra sicuramente l’inserimento nelle chat scolastiche di WhatsApp, quelle – per intenderci – in cui si programmano le cene di classe, i regali alle maestre prima e alle prof.’s poi, e in cui, di fatto, si svolgono i veri consigli di classe. Talvolta, in casi eccezionali e per sommare sciagura a sciagura, sono inseriti in questa chat anche i ragazzi e questo, a furia di centinaia di notifiche al giorno, consente al genitore di seguire gli sgrammaticati scambi di richieste di compiti o chiarimenti, le migliaia di saluti trasversali, le comunicazioni ideogrammatiche a base di emoticon.

Orbene, io – che sono stato forzosamente inserito in una chat del genere in occasione di una gita – ho cominciato a ricevere nella serata del 24 maggio una serie di messaggi che riportavano 22 piccole icone di rosa. Il testo recitava: “22 rose in onore delle 22 vittime dell’attentato a Manchester. Stasera alle 21:30 spegneremo il cellulare per ricordare le ragazzine che ieri notte hanno perduto tutto. Fai girare se hai un cuore” (segue, immancabile, l’icona del cuore). Il messaggio è arrivato più volte, ricondiviso da tutte le compagne di classe che “hanno un cuore”: molte di loro hanno anche cambiato la loro immagine-profilo con la frase “Pray for Manchester”, scritta negli stessi caratteri e con la stessa disposizione del testo dei vari “Keep calm and…” (tant’è che mi aspettavo, seppure di pessimo gusto, un “Keep calm and pray for Manchester”).

Nei giorni successivi ho controllato su internet se questo invocato spegnimento collettivo avesse lasciato qualche traccia. Niente. Magari qualche “ragazzina” (per utilizzare lo stesso gergo del misterioso estensore del messaggio) lo avrà pure spento ma così, in solitudine, forse credendo di prendere parte ad un grande gesto di solidarietà contro il terrorismo.

Tutto questo mi ha fatto un po’ riflettere su due o tre aspetti. Il primo è che la risonanza dei fatti di Manchester è stata proporzionalmente più breve degli analoghi attentati precedenti. Il secondo è che il “mondo social” ha ormai delle modalità di reazione abbastanza collaudate che vanno dalle catene alle modifiche del profilo, alla sovrimpressione di bandiere etc. Il terzo è che tutto questo rappresenta una specie di esorcismo silenzioso che non ha nessuna incidenza sul “fuori”, sul mondo reale.

Forse le “ragazzine” spengono il telefono dalle 21:30 alle 21:35, forse noi ritwittiamo il post di Ariana Grande o di Pep Guardiola, forse modifichiamo la nostra “pic”… sono piccoli gesti di solidarietà, certo, ma “invisibili”, limitati ad un mondo che è quello dei nostri amici o conoscenti. Forse sono tanti piccoli (piccolissimi) modi per dire “ci sono anch’io”, anch’io condivido quel dolore e voglio farvelo sapere.

Il pericolo è che questo “esserci” diventi sempre più automatico ed autoreferenziale, un po’ come quando la nostra amica posta la sua foto in abito da sera e ognuno di noi deve mettere un like, un “sei bellissima”, “wow!” e così via.

Esserci insomma perché non c’è alternativa, perché non esserci è maleducazione, indipendentemente da cosa realmente pensiamo dei fatti di Manchester o della nostra amica.

Quello che temo è che la nostra coscienza civile diventi alla fine una questione di netiquette, un’abitudine consolidata che viene svolta con la stessa partecipazione delle migliaia di pollici in su che dispensiamo quotidianamente. Un’abitudine che, oltretutto, diventa sempre più rapida nei tempi di risposta, senza che le emozioni o i pensieri decantino veramente e ci diano la possibilità di risposte più articolate o intelligenti.

Temo poi che ci si sporchi sempre meno le mani con la realtà e che tutto quello che capita venga silenziato e assopito nel nostro mondo virtuale.

Alla fine, forse più di tutto, temo il torpore che subentra a queste abitudini: un torpore dal quale nemmeno le bombe ci possono svegliare.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...