Il chip

Praticamente ci sarebbe questa specie di consapevolezza che hanno i nuovi apparecchi elettrici ed elettronici. Si chiama “obsolescenza programmata” ed è quella roba per cui un telefonino smette di aggiornarsi e si lascia morire lentamente. La prima volta che mi è capitato io lo tenevo fra le mani e gli sussurravo “non lasciarmi” mentre lui mi faceva un lunghissimo discorso sui raggi beta che balenavano oltre i bastioni di Tannhaüser. Ricordo che pioveva e quel giorno imparai a non affezionarmi troppo agli apparecchi elettronici perché vivono poco, un po’ come i criceti per capirci.

Questa roba però ce l’hanno anche gli elettrodomestici, dalla lavastoviglie alla televisione. Qualcuno dice che c’è una specie di chip segreto che fa morire improvvisamente l’elettrodomestico, la stampante o, perché no?, l’automobile, perché altrimenti adesso la tecnologia sarebbe talmente avanzata da produrre macchinari eterni e dopo nessuno comprerebbe più niente. Questo microchip segretissimo invece entrerebbe in azione facendo morire il macchinario e costringendoti a comprane uno nuovo. Io il chip non l’ho mai visto ma secondo me ormai li fanno supersofisticati, del tipo che la stampante, per esempio, mi si pianta sempre quando devo stampare un documento importantissimo per il giorno dopo e, guarda caso, proprio quando mi arriva a casa il volantino del SuperMediaMarket che ha un’offerta speciale di stampanti. Un caso, dite? Io non credo.

(Io, a volte, cerco di ingannare il chip. Se la lavastoviglie si pianta io infilo dentro la testa – così se c’è il chip misterioso mi sente meglio – e dico a voce alta: “Ormai è ora di prenderne un’altra”. Di solito, quando dico così, la lavastoviglie riparte, forse perché il chip si convince di aver fatto il suo dovere e si è tranquillizzato. Anche con la mia macchina funziona e, prima di un viaggio in autostrada, le dico sempre: “probabilmente è il tuo ultimo viaggio”, mentre – senza farmi vedere dal chip – mi tocco i genitali.)

Comunque non era proprio di questa cosa che volevo parlare, anche se tutta questa storia dell’obsolescenza programmata come soluzione tecnologica del tardo capitalismo, mi ha reso, alla fine, molto più simpatici gli apparecchi elettronici e gli elettrodomestici. Alla fine, non c’è nessun apparecchio che sfida i secoli e che – come la lavatrice di mia nonna – si ostina a funzionare anche quando il suo padrone si è un po’ acciaccato: tutti i tuoi dispositivi sono dei precari e delicati compagni di alcuni mesi.

No, la cosa di cui volevo parlare è se non fosse il caso di mettere quel chip famoso anche negli esseri umani (pagando s’intende). Un piccolo segnale interno che ti dice: “guarda, non è cosa…” quando ti ostini ad andare a correre o a giocare a calcetto dopo anni d’inattività, un piccolo tintinnio di pericolo che ti dice: “ è da troppo che non scarico aggiornamenti o non faccio il backup. Sei sicuro di continuare?”. Forse a volte sarebbe salutare rendersi conto che non si è abbastanza aggiornati per competere in tutti i campi con chi ha venti anni di meno, che, al massimo, puoi essere robusto come la sferragliante lavatrice di tua nonna, ma non sei multifunzione, non sei smart e, molto probabilmente, non hai neanche il bluetooth.

Io ho questi dolori lombari quando vado a correre; ho male alle spalle se faccio esercizi per i lombari e mi sveglio con un dolore pulsante dietro l’occhio destro se il giorno prima ho fatto esercizi per le spalle. A queste cose aggiungerei il fatto che non riesco più a lavorare di notte come un tempo e che, anche questa roba che sto scrivendo, l’ho rimandata a questa mattina perché ieri sera mi sono addormentato sul divano.

“Vede – dice il mio medico – con tutti questi dolori il suo corpo le sta mandando dei segnali molto chiari che lei deve ascoltare…”

Segnali?! Cacchio, mi sono detto, vuoi vedere che, senza saperlo, ce l’avevo davvero il chip?!

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