Nuovo freddo

Dalle mie parti si dice “cercarsi il freddo per il letto” per indicare l’atteggiamento di complicarsi inutilmente la vita. Dovrebbe indicare l’azione – assolutamente insensata in una cultura contadina e priva di riscaldamento –  di mettersi nella parte fredda del proprio giaciglio quando si potrebbe stare tranquillamente nella parte che abbiamo già riscaldato (o che, nei letti di una volta, veniva precedentemente riscaldata).

Tutto questo per dire che abbiamo fatto un nuovo spettacolo teatrale e mia nonna, alla quale raccontavo ieri la cosa, mi ha detto sorridendo che “mi cerco sempre il freddo per il letto”.

In effetti, fra i malumori di chi non ne sapeva nulla, di chi non è riuscito a venire o di chi, più semplicemente, era di malumore per i fatti suoi, abbiamo portato in scena il numero zero del nostro nuovo spettacolo “Icaro…vola basso!” – sette miti classici raccontati e traditi ideato e realizzato in collaborazione con Francesco Camattini (a dir la verità, con un sacco di materiale suo e qualcosa di nostro…). Trattasi – si diceva – di un numero zero e non di una ‘prima’ vera e propria, dal momento che il pubblico (da qui i malumori della riga sopra) era, necessariamente, pochissimo: lo abbiamo messo in scena in una sala storica che poteva contenere soltanto trenta persone e, nonostante una doppia rappresentazione (venerdì e sabato scorsi), si tratta pur sempre di un “debuttino” di fronte ad un pubblico di colleghi e amici vari.

Chi mi conosce sa poi che la soddisfazione per uno spettacolo portato in scena dura all’incirca 6 – 10 ore dopo il risveglio del mattino successivo. Questo per rassicurarvi che quanto sto per scrivere non ha niente di autocelebrativo, di consolatorio o di autoindulgente e che non mi sogno nemmeno di rompervi  con le difficoltà incontrate: so che, statisticamente, molte delle vostre vite sono decisamente più complicate della mia.

Volevo scrivere invece di quanto è sempre ostico e bello collaborare con un’altra persona e di come questo genere di esperienze – per quanto non mi portino mai il becco di un quattrino – mi insegnino sempre qualcosa.

Lavorare con Francesco, dicevo, non è stato facile: i nostri caratteri si sono scontrati diverse volte procurando scintille, abrasioni o semplici irritazioni. Però è forse questo l’apprendimento più utile per me: uscire da un modo solo “mio” di vedere le cose e sforzarmi di entrare in (o almeno di avvicinarmi a) un’altra modalità.

Ho dovuto imparare a parlare di musica con lui, constatando che io, in questo campo, mi esprimo a gesti e grugniti e non è sempre facile farmi capire da chi la musica l’ha studiata davvero. Ho dovuto imparare che il ritmo o il tempo non sono cose che semplicemente “si sentono” o che “sono più o meno così” ma che si stabiliscono, si scrivono e si rispettano (“sì… vabbé – dicevo – ma tanto poi ci saltiamo fuori…”). Ho dovuto cercare un modo diverso di stare sul palco per interagire con lui. Ho dovuto a volte cercare una modalità di comunicazione che ci permettesse di collaborare al meglio, constatando che il mio carattere risulta spesso respingente (quando non ostile…).

Ho dovuto…

Ho dovuto.

Alla fine mi rendo conto che niente e nessuno – tantomeno Francesco – mi ha obbligato a fare nessuna di queste cose. Allora sarebbe meglio dire “ho voluto”.

Allora mi tocca constatare che ha ragione mia nonna a dire che mi cerco il freddo per il letto e forse, anzi, mi riconosco pienamente in questa immagine del cercatore di freddo.

Fare qualcosa di nuovo significa uscire dalla propria zona di calduccio, essere un po’ a disagio, per poi rendersi conto che riesci a cavartela anche in quella nuova situazione e che, forse, hai fatto un passettino avanti. Quando poi hai riscaldato una nuova porzione non puoi che essere grato a chi (come Francesco in questo caso, come tanti altri in tutti gli anni scorsi) ti ha accompagnato in quella nuova zona sconosciuta.

Forse alla fine, per me, questa cosa che gli altri chiamano Arte, è proprio questo continuo imparare delle cose, su di me e sugli altri, rendersi conto che ci sono migliaia di altri passi da fare in moltissime direzioni e moltissimi territori, probabilmente freddi, da esplorare.

Brrrrrrrr!

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