Sogno di Natale

Mi ricordo che era il 24 dicembre e io ero in fila da Feltrinelli. La fila si snodava per decine e decine di metri, passando dai saggi ai bestseller, fra gli strumenti musicali a basso prezzo giù giù fino alle serie televisive. In fondo, penultimo, c’ero io. Stringevo fra le mani un cd di Ed Sheeran per mia figlia. Davanti a me una signora, con lo stesso cd fra le mani, mi guarda sorridente e mi dice: “Siamo stati davvero fortunati: li hanno consegnati stamattina. E’ una settimana che cerco questo disco dappertuttto…”

Già… e io cosa dovrei dire? Mi è venuto in mente di comprare “questo disco” (che originalità!) e mi sono ritrovato in questo serpentone umano smisurato: tutti stringono fra le mani un cd, uno o più libri (in un paese in cui si leggono mediamente 1,2 libri all’anno a testa!), un ukulele… e io qui, in fondo, stremato dagli acquisti, con la prospettiva di passare buona parte della giornata in fila.

Dopo qualche ora, qualcuno deve avere acceso un piccolo fuocherello con dei fascicoletti patinati dell’ultimo Star Wars e io mi sono accoccolato a terra vicino al falò e mi sono addormentato.

Sono stato svegliato da un suono di zampogne.

Ho aperto gli occhi e, ritto sopra di me, ho visto un pastore che teneva per le zampe una pecora sulle spalle. “Ma!…” – ho fatto per alzarmi di scatto e lui – “Stai giù! Stai giù!” – mi ha gridato. Mi sono accorto in quel momento di essere sdraiato su un morbido tappeto di muschio. “Cosa sta succedendo?” – ho chiesto, e il pastore: “Siamo tutti in fila per il presepe vivente del Natale… Io sto portando questa pecora alla Cassa per festeggiare. Di fianco c’è il pastore vegano che porta le formaggelle, là c’è quello coi pesci… Siamo tutti in corteo verso la Grande Cassa! La senti questa musica, come di campanellini, di sottofondo? E’ il grande lettore ottico dei codici a barre dei prodotti…blip! blip! E’ così tutti gli anni, ogni anno uguale all’altro, e ognuno di noi interpreta sempre lo stesso personaggio in questa rappresentazione.”

“E io… io cosa c’entro?!”. “Tu – mi ha risposto il pastore – sei il ‘Benino’… Il Benino è quel personaggio, immancabile in ogni presepe, che dorme vicino al fuoco. Rappresenti il nuovo anno e i buoni propositi per il nuovo anno…”

“Ma… ma questa cosa non ha senso!” – ho esclamato – “non posso essere una statua del presepio! Devo fare un sacco di cose… devo correre… devo…” “Ahahaha!” – il pastore si è messo a ridere – “ancora non hai capito? Noi siamo sempre statuine del presepio. Noi facciamo sempre le stesse cose. Solo che a Natale è più evidente… La gente crede che il Natale sia ripetitivo: si ritrova negli stessi negozi, con la stessa ansia e si lamenta… In realtà la gente vive così tutti gli anni, tutti i mesi, tutti i giorni: Natale è un’occasione per rendersene conto e, magari, provare a cambiare. Ma nessuno di noi cambia. Siamo statuine che aspettano che il cambiamento scenda, per miracolo, dal cielo…”

“No! Io posso cambiare! L’anno prossimo sarà tutto diverso: mi organizzerò prima, arriverò a Natale senza ansia, avrò tempo per le cose veramente importanti… chiamerò tutti gli amici, tutti i parenti…”

“E’ normale che tu dica così… Tu sei il ‘Benino’: hai sempre la speranza, o l’illusione, che le cose l’anno prossimo cambieranno magicamente… Ma guarda, guarda bene laggiù: insieme al ‘Benino’, in ogni presepe che si rispetti, non può mancare l’’Armenzio’. E’ lo spirito dell’anno vecchio che se ne va…”

E a quel punto, aguzzando la vista, ho visto questo signore, ormai davanti alla cassa, in tutto e per tutto identico a me, vestito come me, ma molto più stanco, con la barba più lunga e gli occhi affaticati. Ero io, al termine dei miei acquisti, dei miei buoni propositi, in uno qualsiasi degli anni a venire: ogni anno nuovo percorre la strada di quello vecchio, fino a che non avrò il coraggio di uscire dal binario, di fare qualcosa di diverso, di inaspettato. Cosa mi costa, in fondo, cambiare davvero?

“Sono 15 euro” – mi hanno detto alla Cassa: e io non ho capito se era finito il sogno o se, più semplicemente, la processione mi aveva portato al termine della coda.

“Ci muoviamo?!” – dietro di me un ragazzo con un giaccone di montone e la sua ragazza con una di quelle robe pelose addosso che sembra sia fuggita dalla Barbagia.

“Sì, sì… scusate” – mi accorgo, mentre tiro fuori i soldi, di essere tutto sudato: non si può rimanere così a lungo dentro ai negozi con la giacca, la sciarpa… sto andando a fuoco.

“Cos’ha?” – mi chiede il ragazzo della cassa – “Si sente bene?”

E alla fine ti dicono che è Natale tutti i giorni: basta aprire gli occhi e guardarsi intorno.

“Sì… io… sto… sì grazie!… Mi sento… Benino!”

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...