Titoli di coda

Al cinema ci sono due categorie di persone che restano in sala fino alla fine dei titoli di coda: i veri cinefili e quelli che si aspettano le scene aggiuntive alla fine di tutto. Forse i primi schifano i secondi, ché il mezzuccio di aggiungere la scena alla fine è una cosa che puoi trovare nei film Disney o Pixar o Marvel e Makhmalbaf, per dirne uno, una roba del genere non l’avrebbe mai fatta; forse i secondi tollerano i primi, che pure si ostinano a commentare ogni voce dell’interminabile serpentone di voci che si snoda sullo schermo. Forse tutte e due le categorie sono solo un po’ affezionate al film che se ne va e faticano ad alzarsi dalla poltrona. Io credo di essere un po’ a cavallo fra le due categorie: a volte si resta fino alla fine solo così, per vedere l’effetto che fa.

Con quest’ultimo post chiudo l’esperienza di scrittura del blog dei Kabaré Voltaire: oggi si compie il nono anno dall’apertura del blog e questo che state leggendo è il duecentesimo articolo. C’è gente, mi diceva giustamente Giulia non tanto tempo fa, che con molto meno è diventata pubblicista.

A me però, quando ho cominciato a scrivere queste cose, interessava soprattutto l’idea di raccontare: che cosa, di preciso, non lo so. Tutto questo però è stato un lungo racconto che ha attraversato diversi periodi della mia (e della vostra) vita. A volte alcuni di voi, incontrandomi, mi hanno chiesto il motivo di questo o quello, mi hanno espresso solidarietà, mi hanno dato pacche sulle spalle, alcuni si sono preoccupati delle cose che ho scritto… Ecco: state tutti tranquilli. Un racconto è un racconto ed è una cosa molto diversa dalla vita: il sangue è ketchup, questa non è una pipa, e chiunque, quando scrive di sé, mente o inventa delle cose.

In questo senso, io rileggo molto di quello che ho scritto con l’imbarazzo che si ha quando riguardi una vecchia foto e ti vedi vestito o pettinato come un cretino. La statistica però ci dice che, se guardando le tue vecchie foto hai sempre quella sensazione, probabilmente ti pettini e vesti sempre come un cretino. Non so che conclusioni potrete trarre voi da tutto questo. Io, le mie, le ho tratte. Scrivere è sicuramente anche un modo di conoscersi e, se adesso chiudo quest’esperienza, è perché credo che mi abbia dato molte delle cose che cercavo e che forse, adesso, cercherò altrove, con più consapevolezza e altri mezzi.

Adesso, come in tutti i titoli di coda che si rispettino, diamo un po’ di cifre. Il blog ha avuto una media di 3983 letture annue che, diviso per il numero degli articoli, fa circa 165 letture a post pubblicato. L’anno di maggiori letture è stato il 2012, l’anno con meno letture il 2016. Il mese che ha generato le maggiori letture è stato l’aprile 2015 con 1200 visualizzazioni, il mese “meno letto” è stato settembre 2016 con 142. Su internet queste cifre non sono niente – nel senso che un’amica di mia moglie, che pubblica foto delle sue nuove scarpe inquadrandosi dal polpaccio in giù, ha circa il doppio delle visualizzazioni e una cifra di “mi piace” pari a quella che io accumulo in un anno – ma evidenzia un pubblico fedele che, zitto zitto & solidale, non solo mi ha seguito (un nuovo articolo viene letto nei giorni della pubblicazione sempre dai soliti 50 – 60 affezionati) ma si è riletto più volte degli articoli o, a quanto dice la funzione “statistiche” del blog, si è andato a recuperare quelli vecchi. Bah! Misteri della rete… Così come misteriosi sono i lettori che hanno (suppongo casualmente) visualizzato i miei articoli dai quattro angoli del globo: le 3 visualizzazioni dalla Finlandia ad esempio, quello dal Benin o i due dalla Corea del Sud, e poi Bolivia, Cile, Uruguay, Cambogia, Thailandia… A riprova che internet – per chi lo sapesse usare – potrebbe costituire davvero un modo per farsi conoscere potenzialmente ovunque. Non è il mio caso, comunque.

Tuttavia, ora che chiudo baracca & burattini, devo ringraziare tutti voi fedelissimi: sappiate che, negli ultimi tempi, ho scritto solo per voi e che, se non ci fossero delle leggi sulla privacy internettiana, verrei a ringraziarvi di persona. Sono sicuro di farcela: l’amica di mia moglie avrebbe decisamente più problemi (su quei tacchi poi…).

Ribadisco allora i miei ringraziamenti casuali: ad Alessandro (allsho) che è stato il primo follower del blog, all’Elios che è stata la prima iscritta via mail, a tutti i vari bloggers con cui sono entrato in contatto e che mi hanno scritto oltre a leggermi (cito solo @econstile, @vpetrosino, @waltzno2, @inherskinblog, @piccolipensieripigri e @bikepackingfamily per motivi affettivi…), alla Giulia con cui ho parlato di costanza nella scrittura, alla Lara che mi diceva che la gente non commentava i miei post perché non c’era niente da aggiungere, al Meru che mi ha scritto di non chiudere, alla mia mamma che ha cominciato a leggermi solo di recente e a mia nonna che ha sempre compiuto gli anni insieme al blog (auguri!).

Oltre a loro dovrei ringraziare anche Luca e la Chiara (che ha appeso un post nel suo asilo) per tante cose, Gianfrancone che ho sempre ringraziato meno del dovuto, il Bombatomica che ha pubblicato l’unico post muto (il 14 luglio 2009), tutti i kabaretti passati e venturi (Marco, Pippo, ancora Luca, Violina, Ema, Uge e Marcello) e il solito Mirco che è sempre stato l’altra metà della redazione e, oltre a pubblicare materialmente e a completare con le immagini gli articoli, ha continuato a darmi spunti di scrittura fino a lunedì scorso.

Dovrei ringraziare i soliti quattro che mi mettono “mi piace” su FB: vi sono molto affezionato, non credete. Una volta Stefano – che mi dà del lei – mi ha detto: “io sono un suo grande fan ma mai come sua moglie che mette mi piace a tutti gli articoli”. Come a dire che, insomma, c’è un limite anche al fanatismo e mica puoi dire che ti piace tutto tutte le volte… Comunque, forse è giusto che io termini proprio con lei, che si è letta tutte queste cose prima della pubblicazione (dicendomi sempre “va bene, dai”, anche se dalla sua faccia capivo quali articoli avrebbero funzionato e quali no) e ha sempre messo un fideistico “mi piace” in calce alla pubblicazione. Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia una grande donna ma a volte, se hai culo, ci sono grandi donne anche dietro a uomini qualunque: in quel caso ti fanno sentire grande anche se sei un pirla che suona in quattro locali e scrive cose su internet per i suoi venti amici.

E’ stato un bel viaggio e sono contento che l’abbiate fatto insieme a me: grazie a tutti!

 

Ah! Per quelli che aspettavano l’ultima scena… Mi prenderò una piccola pausa e poi comincerò ad usare questa pagina per pubblicare delle nuove canzoni. Ce ne sono da parte un bel po’ e, forse, se ci metto un po’ della costanza che ho messo finora nella scrittura…

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